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Il pugile

Sono un pugile professionista ormai da più di dieci anni.

Durante la mia carriera ho affrontato decine di incontri contro avversari più forti e preparati di me.

Ho sempre vinto.

Non sono mai andato al tappeto.

Sono sempre riuscito a mettere al tappeto quegli avversari, nonostante la stanchezza, la debolezza e il dolore inferto dai loro colpi.

Ed erano tutti pugili che sapevano colpire duro, molto duro.

Ma, purtroppo per loro, sono stato più duro, ho picchiato più forte, e sono riuscito ad uscirne vittorioso.

Per l’incontro che sto per affrontare, mi sono allenato per intere settimane senza sosta, senza farmi sopraffare dalla stanchezza, senza mai rinunciare al mio obiettivo.

Mi sono svegliato alle quattro del mattino per andare a correre nonostante il freddo e le intemperie.

Correvo per venti chilometri e lo facevo ogni giorno.

Poi andavo in palestra, dove passavo il resto della giornata sollevando pesi per rinforzare la mia muscolatura, in modo che potesse assorbire i colpi che mi sarebbero stati scagliati contro e che non mi fossi piegato alla stanchezza.

Finito con i pesi, indossavo i guantoni e andavo a tirare pugni contro il sacco appeso al muro, con il mio secondo che lo sorreggeva e controllava le mie mosse dandomi indicazioni su come migliorare i colpi.

Poi prendevo la corda e la facevo ruotare sotto ai miei piedi per saltellare.

Lo facevo centinaia di volte al giorno.

Infine, salivo sul ring dove un altro pugile mi aspettava per mettermi alla prova.

Salito sul quadrato, sollevavo i pugni, abbassavo il capo per coprirmi, e saltellando mi dirigevo verso il mio avversario che si avvicinava a me a sua volta.

Raggiunta la giusta distanza dal mio sfidante, studiavo le sue mosse, i suoi punti deboli per poi cercare di colpirlo per metterlo al tappeto.

Iniziavo dai fianchi, per spingerlo a scoprire il viso e per indebolire il suo respiro.

Quando vedevo che iniziava a cedere al peso dei miei pugni, quando sentivo che il suo respiro diveniva più pesante, iniziavo a colpirlo in pieno viso ed infine lo stendevo.

Il mio manager dopo intense settimane di allenamento venne da me mentre mi trovavo nello spogliatoio a guardarmi le mani gonfie e insanguinate per i troppi pugni tirati.

«Sei pronto!» mi disse quel giorno «Sei pronto per vincere!»

Quelle parole mi diedero la giusta motivazione per affrontare il mio nuovo avversario.

Il dolore e la stanchezza cessarono di fronte a quelle parole.

Mi alzai in piedi, sollevai i pugni e iniziai a saltellare dinnanzi a lui che teneva quel suo sguardo fiero su di me.

Rimase in silenzio ad ammirare la mia preparazione, quando mi diede una pacca sulla spalla per poi andarsene e lasciarmi solo.

Quando se ne andò, mi voltai verso lo specchio e mi ammirai.

Ammirai il mio fisico scolpito, il mio sguardo aggressivo.

Mentre mi ammiravo, capii che era come diceva il mio manager.

Ero pronto.

Potevo affrontare il mio avversario e metterlo al tappeto.

E lo avrei fatto.

Avrei vinto anche quell’incontro, con tutta la forza che avevo dentro.

Ed ora sono in questa stanza, seduto su questa panca con indosso solo il mio accappatoio di seta.

Rimango seduto coi gomiti appoggiati sopra le mie ginocchia e tengo lo sguardo fisso sulle mie mani che tengo incrociate tra loro.

Sto cercando di liberare la mente, in modo che possa affrontare il mio avversario senza pensieri che possano distrarmi da lui.

Tiro respiri profondi, mentre socchiudo gli occhi per concentrarmi al meglio su di lui.

Quando sento che la mente è sgombra, che il mio corpo è rilassato e pronto al combattimento, mi alzo dalla panca e rivolgo lo sguardo verso la porta che conduce al quadrato dove affronterò il mio avversario.

Aggiusto l’accappatoio, sollevo i pugni, saltello un po’ per riattivare la circolazione sanguigna delle gambe, per poi muovere i miei passi verso quella porta chiusa che mi sta aspettando.

Trovatomi di fronte a quella porta, afferro la maniglia, tiro un sospiro profondo e la aziono per aprirla.

Ed ecco mostrarsi ai miei occhi il quadrato e quell’avversario che dovrò sfidare fino all’ultimo colpo.

E lui è lì, davanti a me.

Tiene lo sguardo fisso su di me, mentre mi avvicino a lui chiudendo la porta dietro le mie spalle.

«Finalmente, amore mio! Finalmente la nostra prima notte di nozze!» mi dice la mia novella sposa mentre mi guarda sorridendo, mentre copre il suo corpo con le lenzuola.

 «Tesoro… fammi spazio che sto arrivando!» risposi a mia moglie mentre mi avvicinavo tenendo il mio sguardo immerso nel suo.

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