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Quella mattina

Quella mattina, oltre il vetro della finestra, si stava svolgendo uno spettacolo unico nel suo continuo mutare di sfumature di colori. L’aumentare dell’intensità dell’alba, con la sua naturale calma, diradava la nebbia proprio come fa la luce con i fantasmi della notte.

Eppure, in lontananza, oltre al limite dello sguardo, sentivo le urla di un temporale. Era come un minaccioso latrato, un avviso del suo arrivo. Si stava solo annunciando quasi mi dovesse la cortesia di non giungere inaspettato. 

Non voleva essere un evento inatteso o un’ospite improvviso e indesiderato, come un terremoto. Desiderava sentire la paura che cresceva prima di manifestarsi in tutta la sua distruttiva potenza. 

Avrebbe pian piano mangiato spazio alla luce allargando le ombre con una coltre di nuvole scure. Nel suo avanzare avrebbe rotto il canto degli uccelli con boati ritmati il cui eco avrebbe attraversato i limiti dello spazio e del tempo. 

Tutto questo era solo il suo annunciarsi, ancora prima di scatenarsi.Così succede. Non solo quando si sceglie un sogno che poi risulta essere sbagliato ma quando sei dentro al sogno e hai paura che possa essere quello giusto. 

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