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Respiro

“Sai…” – mi diceva quel vecchio – “la vita è difficile da abbandonare anche quando sei già morto.”

Non riuscivo a capire il senso di quelle parole, lo guardavo mentre, seduto su una sedia di legno impagliata, sembrava perso nei ricordi. Gli occhi erano pieni di storia, quella di un viaggio, su un viso solcato dal tempo che lo aveva usato come fosse una mappa su cui disegnare con il suo inchiostro indelebile il trascorso.

“È difficile osservare tanta meraviglia che ti circonda e trovarla incomparabile rispetto a quella che ora non puoi più stringere.”

Iniziavo a capire, e non per un ragionamento che dava un senso alle parole, ma da un sentire silenzioso e profondo che arrivava con lacrime improvvise e incontenibili, proprio come un terremoto.

“Respiri, certo, ma non è più ossigeno, sono ricordi.”

Sorrideva e i suoi occhi sembravano una porta spalancata sul passato. Avrei voluto chiedergli se quello di cui parlava era Amore, ma non riuscivo più a dire niente.

“Non ho bisogno di dare un nome e nemmeno una spiegazione all’amore. Di una cosa sola sono convinto: se hai davvero amato non ti fa paura nemmeno la morte. Se chi hai amato non c’è più, respiri ma sei già morto.”

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