Storie recenti

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    YUGEN

    Di sogni si tinge il mare

    e l'occhio tuo

    - dislagata stilla -

    che di ricordi di vento

    e di stelle marine

    si densa, cilestro,

    nella vena d'argillite

    rischiara la pupilla.

    Trasluce la luna

    dall'artiglio di risacche

    e nell'orbita mesta di ginestre

    si schiude l'Universo.

    Thea Matera ©️ 

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    DANZA NELL'UNIVERSO DI TERESA AVERTA

    https://youtu.be/rl5H6qd7N9s

    EMOZIONI... SENSAZIONI...  E RICORDI SULLE NOTE DI ENNIO MORRICONE

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    COSMOGONIA (Notte Stellata)

    Pace,come il canto del maredisteso sotto un cielo di aquiloni,la grazia della piumache ricade lène,il primo respiro del bimboche nasce.Pace,dove un pescatore dispiegale sue reti,l'ottava rifulge nel coro,si sussegue il Do della tambura.Ascolta l'eco di onde lontane,il suono di un flauto nel vento,tintinna il Sol nel passo della Libra,il soffio della luce, il monosillabo.Fluttuano sagome nel refol... Altro...

    Pace,

    come il canto del mare

    disteso sotto un cielo di aquiloni,

    la grazia della piuma

    che ricade lène,

    il primo respiro del bimbo

    che nasce.

    Pace,

    dove un pescatore dispiega

    le sue reti,

    l'ottava rifulge nel coro,

    si sussegue il Do della tambura.

    Ascolta l'eco di onde lontane,

    il suono di un flauto nel vento,

    tintinna il Sol nel passo della Libra,

    il soffio della luce, il monosillabo.

    Fluttuano sagome nel refolo

    ranciato del diagramma,

    scivola l'assillo

    sotto barche capovolte,

    il  dilemma della cicatrice.

    Non tentare di spiegare

    il colore dei papaveri,

    il turbinìo dell'ape,

    la strofa che ti attraversa

    il petto.

    Vibrano in crescendo

    galassie sconosciute,

    purpuree stelle,

    lo splendore della porziùncola

    di prati rossi,

    il cosmo che affiora dal buio

    tra le ali di una colomba.

    Thea Matera ©️

    (Dal libro:" CARTEGGI PERPENDICOLARI " -   Amazon.it, Copyright 2022©️)

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    OBJECTLESS

    Il Sedimento eticodell'equazione termica,in tecnicismi scioltila fisica quantisticaeverte il fondamento plasticoper spettatori pavididell'universo espansoin filze e cubi d'onice,la simmetria sfocatadell'esacordo archetipo.Fanno due copie e poi quattrodel tempo che s'incurva,in fili e fibre di apriche sogliee buchi neri,di passi sincroni enumerati.Si sposta di un millesimoil guscio della coqueil di... Altro...

    Il Sedimento etico

    dell'equazione termica,

    in tecnicismi sciolti

    la fisica quantistica

    everte il fondamento plastico

    per spettatori pavidi

    dell'universo espanso

    in filze e cubi d'onice,

    la simmetria sfocata

    dell'esacordo archetipo.

    Fanno due copie e poi quattro

    del tempo che s'incurva,

    in fili e fibre di apriche soglie

    e buchi neri,

    di passi sincroni enumerati.

    Si sposta di un millesimo

    il guscio della coque

    il divario dell'infosfera,

    si sfalda l'impasto resipiscente,

    rischiara il palmo dell'alburno

    il papavero sulla scansia.

    Thea Matera ©️

    (Dal libro:" CARTEGGI PERPENDICOLARI " -   Amazon.it, Copyright 2022©️)

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    SUR LE POINTS (Le battement d'ailes du colibri)

    Bernard passeggiava mordendosi il labbro, a passo penzolo, con le suole inzaccherate ripassava il viale muto, vivido di ombre lunghe e vernati sgrigioli. Rimurginava sull'ultimo passo del testo di Mandelbrot, sul grovigliato paradigma de "The fractal geometry of nature", dissertando sull’ego empirico, barbugliando dell'esametro dattilico, del canto di nebule sirene. Il cielo era costellato ... Altro...

    Bernard passeggiava mordendosi il labbro, a passo penzolo, con le suole inzaccherate ripassava il viale muto, vivido di ombre lunghe e vernati sgrigioli. Rimurginava sull'ultimo passo del testo di Mandelbrot, sul grovigliato paradigma de "The fractal geometry of nature", dissertando sull’ego empirico, barbugliando dell'esametro dattilico, del canto di nebule sirene. Il cielo era costellato di strie azzurrine, e dal cielo torvo colavano ali bianchicce sopra vette di basalto. Sull'uscio Bernard rivolse gli occhi al cielo, rovistandosi le tasche in cerca delle chiavi di casa, sfregando vigorosamente gli scarponcini brogue sul rasposo zerbino bordeaux, mentre fiotti diamantini defluivano gelidi dalla grondaia, sui suoi capelli fulvi ed arruffati sulla fronte, e rivoli ghiacciati come stalattiti orlavano i gradini venati. Ruotò lentamente la chiave nella toppa, strattonando la porta di legno umido, e stringendosi nelle spalle per il freddo sgrollò la sciarpa infeltrita e la giacca ragnata e smunta. Con uno scatto rapido si diresse verso il camino, scurito da schianze di fuliggine e lacci di aspri ciocchi, mentre fuori l’aria era scossa da lampi nello sprofondo di valli nascoste e brumosi nembi scorrevano a grappoli sui pioppi e l’eucalipto, sui pergolati avvinti. La lente degli occhiali d'osso sauro rifletteva la luce livia dell'Auriga, il ghiribizzo del compasso, e, dalla finestra a tramoggia, diacci granuli voltolavano lungo la parete scalcinata. Il trattato avulso di Fenomenologia si gialliva di cera e di thé rosso, la laurea incorniciata sul comò si bistrava d'inchiostro e rose vizze. “Nessun cristallo di neve è uguale all'altro” pensava Bernard, Keplero ne aveva osservato l’invisa finitezza, la catarsi esagonale, lo sfilarsi di rami d’acquerugiola, di fiori di sale, il disvelarsi di ghirigori brulli… fiocchi si frammentavano in sagome disformi, si forgiavano colonne a ritmo lieve, ocellati gusci cavi scendevano come incorporee stelle, come theta ed omega, iota e gamma si sfaceva la goccia acìcula, galleggiavano i merletti di Koch nel petto cinetico di marmo. Solenne l'abete brillava di nevischio, nello scollinare di pernici bianche, immerso in una luce d'ocra, e raggi di lumini capriolavano sull'erba riarsa dal gelo, sul palmo rubizzo ricadeva un velo di spilli ghiaccei in cuori e fiori quarzini, abissi incandescenti, trepide sculture d'amore. Si muovevano ombre tra fronde di creta, fluttuavano dime di carta biancofumo, in un'aria di castagne e legno secco di Prugnolo selvatico, di piumaggi argentati di zìgoli che come punti iridescenti seguivano il treno in corsa. Stridevano le rotaie sul pietrisco ed i vagoni, come tamburi nebbiati, rombavano in un lezzo di metallo e sfasciumi accostavano muri stonacati, brulicavano sentori di primevi pini nel tinnio di stoviglie ramate, ed il re bianco era in arrocco sulla scacchiera, ad un passo dalla torre ferma. “ Un tempo spezzavamo le fionde di festanti cacciatori, fuggivamo fra sassaie lisce come perle, fra cedri accesi come stelle, fra suoni di buccine, urtando le parole sopra i righi, il bagliore negli occhi di un cerbiatto. Tempus Fugit - fra rette intersecate, grandi cappelli e bianche vesti di vapore, finisce gli orci sbeccati, s’insinua negli intrecci di vimini. Il sole, gettato nel buio d'acqua cosmica, ha generato cerchi perpetui, orbitano in ordinate ellissi astri d'ogni forma e luce, il suono si propaga…” E sul reticolo, in lontananza, danzavano bioccoli su chiome glabre. Nel riflesso concavo s'eternano disegni d'acqua, archerotipe circonvoluzioni, lepide anse e bovoli. S’addormentò Bernard, con la guancia torta nel cavo della mano, con frastagli di domande ancora appese al camino acceso, lui, giovane pupilla incerta,s’è mutato in albero per toccare il cielo, in colibrì per sfidare il vento, che in un fioccodi neve ha guardato muoversi il mondo, lui, che in un cuore di vetro ha riconosciuto ildisegno dell'Universo e le sue stelle, in cui ha scorto, sospeso sul trapezio, il soffio delDivino.

    Thea Matera ©️

    Copyright 2022©️ 

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