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    Il segreto della mia città

    Introduzione:"Una storia di fantascienza distopica dove un cittadino, Michael, scopre una serie di segreti inquietanti nascosti dal governo della sua città fortificata. Attraverso una indagine personale, Michael scopre una verità sconvolgente che gli costerà la vita, dopo esser stato condannato a morte con l'accusa di terrorismo. Il libro racconta la sua storia attraverso un quaderno ... Altro...

    Introduzione:

    "Una storia di fantascienza distopica dove un cittadino, Michael, scopre una serie di segreti inquietanti nascosti dal governo della sua città fortificata. 

    Attraverso una indagine personale, Michael scopre una verità sconvolgente che gli costerà la vita, dopo esser stato condannato a morte con l'accusa di terrorismo. 

    Il libro racconta la sua storia attraverso un quaderno scritto mentre è in carcere in attesa della condanna a morte. 

    Una storia piena di mistero e sorprese che ti terrà incollato fino all'ultima pagina."

     

    Sinossi:

    Michael vive in una città fortificata governata da un regime autoritario che esercita un controllo totale sulla popolazione.

    Michael inizia a sospettare che ci sia qualcosa di sbagliato nel suo mondo quando si imbatte in una serie di telecamere di sorveglianza situate sul muro che circonda la città.

    Decide di indagare sui suoi sospetti e scopre che le telecamere vengono utilizzate per monitorare tutti i cittadini.

    La sua indagine lo porta a incontrare un uomo misterioso che gli svela uno dei più grandi segreti del suo mondo: un complotto governativo per controllare la popolazione attraverso la sorveglianza costante e la manipolazione dei dati.

    Deciso a scoprire la verità, Michael si addentra sempre più in questa trama oscura, ma presto si ritrova inseguito dalle forze del governo.

    Con poco tempo adisposizione, Michael scrive la sua storia su di un quaderno mentre si trova nel braccio della morte di un carcere di massima sicurezza, dopo che un giudice lo ha condannato con l'accusa di terrorismo.

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  • Francesco Enia, Atlante delle inquietudini, Edizioni Ares

             Gli scoop, gli incontri e i sogni di Ismaele, fotoreporter siciliano che indaga la realtà attraverso la sua macchina fotografica: i carri armati sovietici a Praga nel 68, il massacro degli studenti in piazza Tienanmen nell’89, le bombe su Bagdad nel 91e altre pagine calde del secondo Novecento, ma anche l’amore fulmineo e subito bruciato con Laura…  &n... Altro...

             Gli scoop, gli incontri e i sogni di Ismaele, fotoreporter siciliano che indaga la realtà attraverso la sua macchina fotografica: i carri armati sovietici a Praga nel 68, il massacro degli studenti in piazza Tienanmen nell’89, le bombe su Bagdad nel 91e altre pagine calde del secondo Novecento, ma anche l’amore fulmineo e subito bruciato con Laura…

             In parallelo l’irrequieta Helen che abbandona Pechino quando scopre i legami tra la mafia cinese e la repressione degli universitari e si rifugia a Oporto.

             Queste due vite fuggiasche si intrecciano alla ricerca di un posto in cui fermarsi: forse non risolveranno il dilemma del dolore ma potranno farsi compagnia nel viaggio della vita.

             Sulla forza evocativa di questo romanzo si sofferma il celebre fotografo Tony Gentile nell’Invito alla lettura: «La scrittura di Francesco Enia è altamente fotografica: a tratti leggiamo elenchi di visioni descritte in maniera così dettagliata, sintetica e ritmata che, chiudendo gli occhi, riusciamo a immaginarle come vere e proprie istantanee».

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  • Di Tendenza

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    Fra luce e Tenebre le terre dell oblio

    Questo primo romanzo é un rilancio per Francesco Gnutti come scrittore. Una storia, raccontata in volumi che, alterando la realtá saprá catturarti. Il primo lavoro curato editorialmente dimostrando che, chi vuole puó

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  • Di Tendenza

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    Scritto numero 2

    Voi non mi conoscete, non sapete chi sono, cosa ho fatto durante la mia vita, chi ho conosciuto. Sono uno, un estraneo per voi, per voi tutti intendo, ma non è colpa vostra posso sembrare alquanto strambo con il mio cappotto nero lungo, scarpe nere, un viso colmo di rimpianti e rimproveri, capelli vecchi, anche il mio nome ha perso le speranze, senza niente senza più nessuno. Franco Macellaro è... Altro...
    Voi non mi conoscete, non sapete chi sono, cosa ho fatto durante la mia vita, chi ho conosciuto. Sono uno, un estraneo per voi, per voi tutti intendo, ma non è colpa vostra posso sembrare alquanto strambo con il mio cappotto nero lungo, scarpe nere, un viso colmo di rimpianti e rimproveri, capelli vecchi, anche il mio nome ha perso le speranze, senza niente senza più nessuno. Franco Macellaro è il mio nome, sembra quello di un killer forse, lo leggo negli occhi di te che mi guardi camminare lungo questa strada con una bottiglia di vino in mano e la mia aria cupa. Ognuno mi giudica, mi dà una targhetta in base a qualche piccolo dettaglio di me, eppure non ho mai ucciso mia moglie, la mia ex moglie Carla, una donna lontana da quello che ero, diversa da me, ma mi amava molto, era quello che più adoravo di lei, non aveva occhi che giudicavano perché sapeva leggere le persone solo guardandole. Eravamo felici, all’inizio era tutto semplice e facile, a volte le soluzioni arrivavano da sole, non ricordo quando tutto è iniziato a cambiare, alcuni dicono che ciò è grave perché vuol dire che non te ne sei proprio accorto pur vivendo con lei. Credo di essere d’accordo con loro, è grave, non mi sono accorto che piano piano stavo perdendo mia moglie… Era lì, in quella stessa casa dove vivevo io, lei soffriva, stava male, iniziava a pensare di non amarmi più e io non riuscivo a vedere nulla di ciò, non che Carla si lamentasse anzi era una donna molto forte, probabilmente quando io non c’ero lei piangeva, sfogava i suoi sentimenti. Forse quando parlava mi diceva qualcosa che io avrei dovuto leggere tra le righe nei suoi lunghi discorsi, sordo, stupido o qualunque cosa io sia, mese dopo mese, il rapporto deteriorava sempre di più, tra litigi, notti separati e le persone che iniziavano a entrare nei nostri discorsi, intralciandoci il cammino con le loro chiacchiere. Ma i nostri litigi sapevano d’amore forse poco sì, ma c’era, si litigava ancora, si cercava di migliorare la situazione fin che uno dei due si rimangiava la parola data durante quei rari momenti in cui facevamo la pace, a ogni delusione il nostro amore si indeboliva. Un freddo giorno di febbraio, forse più degli altri o forse lo ricordo così, poiché fu il giorno in cui io Carla smettemmo di litigare… Non credete sia bello ciò, né utile è solo la fine di tutto, noi arrivammo in questa orribile fase in cui ognuno dei due agisce pensando a come far soffrire l’altro, a come trovare la contro risposta migliore per avere ragione, un traguardo importantissimo per alcuni. Di tante cose ne sono venuto a conoscenza solo dopo, le persone chiacchierano, dicono e sparlano e quindi tra il dubbio e le bugie ho scelto ciò che io ricordavo e credevo di Carla. In questi momenti di rabbia e disprezzo si aspetta solo il passo falso, la mossa che da inizio al divorzio, e quella mossa la feci io cercando tra rimpianti e disperazione, qualche gioia che quella cameriera poteva darmi, bastò qualche messaggio, qualche incontro non nascosto bene e al ritorno a casa, di un martedì noioso, trovai sul tavolo della cucina, appoggiato in un piatto come se fosse la mia cena, le carte per l’annullamento del nostro matrimonio da firmare. Dopo due giorni firmai le carte. Lunedì, un altro giorno come gli altri, giro per questa città, non riesco a restare a casa, non ho nulla da fare, e quindi scendo alla ricerca di qualcosa che ormai da anni non trovo. Sì forse vivo di speranza, anche se non troverò mai nulla, non decido cosa mettermi né dove andare, indosso un giaccone se fa freddo o una maglia se fa caldo, ma tu signora che ti sposti insieme a tua figlia se mi siedo su questa panchina non pensare che io sia una persona da evitare perché non ho mai fatto nulla ai miei figli. Li ho amati fino alla fine, ho amato Giorgio quanto Martina, anche se non erano miei figli naturali. Con Giorgio è stato facile fare amicizia, mi sono sempre piaciuti i videogame, cercavo di creare un rapporto con lui comprandogli dei giochi per la playstation e con lui giocavamo quando Carla si vestiva o cucinava, sembrava che dopo mesi qualche speranza stava nascendo, con il tempo avremmo avuto un rapporto normale, non avrei mai cercato di sostituire quella merda del padre, forse avrei voluto essere migliore di lui per dar loro un padre o una figura che gli voleva bene davvero. Purtroppo con Martina non ho potuto creare nessun rapporto, mi odiava, odiava il fatto che la madre uscisse con un altro uomo, ho cercato di spiegargli le mie intenzioni che sarebbe stata la mia principessa se lo avesse voluto. Mi scuso con lei di non aver portato a termine i miei obiettivi, all’inizio provai a farmela amica con i regali, ma non fu così semplice anzi, con la solita risposta me li ridava sempre indietro:<< Grazie del pensiero, ma non ho bisogno di questi regali Franco Macellaro>>. Nome e cognome se ero fortunato altrimenti mi chiamava con il cognome come se fossi uno sconosciuto, pur frequentando la madre da mesi ormai. I regali venivano sempre accettati da Giorgio, essendo giochi da poco usciti, e quindi con Martina cercai altri metodi, lei amava discutere dei film, criticare la sceneggiatura, la recitazione e la trama. Iniziai a guardare film di tutti i generi e cercavo di scrivermi dei commenti su un taccuino con cui avrei discusso con Martina, sembrò funzionare, almeno fino alla sua morte del ventisei Ottobre del duemila tredici, quella macchina che non avrebbe dovuto correre su una strada di città, troppo veloce per poter rallentare, troppo stupido per potersi fermare a dare soccorso… Non urlatemi fallito con i vostri sguardi, quando cammino senza meta per il viale alberato, non sono un reietto né tantomeno uno scansa fatiche. Avevo un lavoro, ero un architetto del municipio di una città non molto lontana dalla mia, con un ufficio semplice quasi vuoto e una piccola reputazione grazie a quel coglione del sindaco che mi affidava degli incarichi che erano stupidi per me, andavo di qua e di là per i piccoli negozi della città, facevo dei sopralluoghi per controllare se il negozio fosse in regola con le norme. La maggior parte dei negozi erano nati in degli edifici occupati prima da altri negozi che erano stati venduti per cessazione dell’attività poiché nessuno poteva fare successo senza i clienti, e questi mancavano da anni e anni ormai in quella città. Andavo dai negozianti, per lo più quasi analfabeti e loro mi regalavano qualche prodotto per chiudere un occhio con le tante irregolarità dell’edificio, credetemi all’inizio della mia carriera ero irremovibile, o tutto era a norma di legge o altrimenti il negozio non apriva. Infatti due negozi non aprirono per colpa mia, cercavo di essere un buon lavoratore, fin quando vidi che quei negozi dopo una ventina di giorni aprivano lo stesso, quel sindaco inutile riceveva qualche bustarella e incaricava un altro architetto che dava il via all’attività, era così triste e deprimente vedere che le norme comunque non erano state rispettate e quei negozianti continuavano tranquillamente con la loro vita. Dopo quelle esperienze decisi, che i soldi erano più importanti dei pensieri e sforzi inutili per migliorare quella città e così mi condannai alla tristezza del mio lavoro.  Molti mi dicono di non dare conto a ciò che le persone pensano di me, ma come si può fare ciò, se i loro sguardi, le loro chiacchiere mi condannano e mi feriscono, basta che una persona dia una targhetta a un'altra e tutti penseranno che sia vero. È l’odierna società che usa questi meccanismi di autodifesa, non si spreca più di tanto a conoscere realmente una persona, ammiro chi riesce a vivere senza dar conto a questi inutili ostacoli, chi riesce a vivere semplicemente come vuole, io forse non ci riesco perché questa mentalità mi è stata imposta dai miei genitori che sempre erano pronti a giudicare ogni mia azione che non rispecchiasse il loro pensiero di come avrei dovuto essere. Vecchie persone o vecchie mentalità erano i miei genitori, troppo grandi per avere un figlio, troppo inadatti a fare questo passo, non è colpa loro perché per troppi anni hanno cercato di avere un figlio senza successo e poi è avvenuto il “miracolo”. Nella gioia hanno dimenticato che io ero una persona viva e cosciente che non poteva essere per forza ciò che loro avrebbero voluto come un semplice soldato, io non sto sull’attenti ne rompo le righe a tuo piacimento papà. Come hai potuto credere che io volessi fare il geometra solo perché avevi conoscenze al comune e quindi si, ho bisogno di sfogare la mia rabbia, criticatemi pure se lo faccio, rompo le bottiglie di vino tristemente tracannate da solo per le vie di questa città. Mi piace bere e non ho bisogno di dirvi perché, bevo e spacco bottiglie contro i muri e rimango seduto a terra a guardare i cocci di vetro inermi, ogni giorno fin quando forse qualcosa troverò o cambierà nella mia vita. Anche gli spazzini hanno rinunciato a raccogliere il vetro su quel muro giù al palazzo dove da piccolo scappavo quando la vita era più dura del solito. Volete sapere perché proprio lì? Perché se invece di scappare dai problemi e subire le conseguenze delle scelte altrui avessi preso in mano la mia vita scegliendo io cosa fare e con chi stare, ora forse racconterei di avventure, di felicità e d’amore. Scusa Carla, ma non ti amavo davvero, volevo dei figli miei e non dei figli che non erano i miei e che mi odiano più di prima, scusatemi gente di quel paese i cui negozi prima o poi vi cadranno addosso e scusa mamma e papà ma io volevo essere uno scrittore.

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    Scritto numero 1

    Come si combatte la solitudine? E io che cazzo ne sò Come si può combattere una cosa del genere Come si può cercare di sfuggire a qualcosa che è così forte? Ti entra nel cervello, ti aggredisce quando sei malconcio Cerca di spremere tutta la tua parte più buona. La solitudine ha il potere di trasformarti in qual cosa che non hai mai visto. Ogni giorno ti svegli, pensi che q... Altro...
    Come si combatte la solitudine? E io che cazzo ne sò Come si può combattere una cosa del genere Come si può cercare di sfuggire a qualcosa che è così forte? Ti entra nel cervello, ti aggredisce quando sei malconcio Cerca di spremere tutta la tua parte più buona. La solitudine ha il potere di trasformarti in qual cosa che non hai mai visto. Ogni giorno ti svegli, pensi che quello è il giorno giusto, in cui uscirai dal letto e la tua vita inizierà Ma a volte quando sei solo, a stento esci dal letto. Giornate infinite, il tempo non passa Ma anche se passa dove va? Cosa ti aspetterà alle 8:15? Perché alle 4 del mattino? Dove devi andare? Sei solo, nessuno ti aspetta, nessuno ti sta cercando. Potresti sparire nell’ombra e forse qualcuno prima o poi dirà, ma quello lì dove sta ? Ma quale solitudine? La mia personalmente è una paura fottuta di stare da solo.  Ma non nell’esistenza, nella vita ci sono persone che ci accompagnano di tanto in tanto in alcune giornate, ma poi vanno via e tornano alla loro solitudine. Io intendo la paura di non condividere il mio mondo con quella giusta Il mio cuore è a pezzi. La mia anima, stracciata, dove deve andare? Da chi andrò? Se torno da lei il mio dolore passerà? E se torno da lei chi mi dice che sarà quella giusta? Le persone si lasciano, e dopo pochi giorno puff, eccoti la nuova tipa di turno. Ma come cazzo fate? Solitudine e silenzio, due armi letali La solitudine chiama il silenzio, e a poco a poco, stai scivolando nel buio. I tuoi pensieri varcano confini che mai prima di ora avresti pensato. Ti portano negli angoli malfamati del tuo inconscio, ed è lì che caschi, forse le prime volte ti rialzi. Ma sei sicuro che riuscirai ad alzarti la prossima volta? Io ho paura di cadere, e se quella volta non ci sarà nessuno a prendermi, sento che potrei rimanere lì, a terra. In fin fine potresti ascoltare quella vocina, chi te lo vieta, chi ti dice che devi per forza viverti la tua vita a pieno. Chi ti dice che forse non è quello il tuo destino, magari se non lo fai, il tuo dolore potrebbe spingerti oltre, potresti ferire altri Quindi perché non ti alzi e vai? Non sforzarti di dire a nessuno ciao, a nessuno fregherà niente. Non ci sei più, consolati delle lacrime di qualche  Strano come adesso che ci pensi, le cose sembrano più facili, la testa smette di pulsare, il silenzio è più tranquillo, all’improvviso i pensieri si sono placati.  tutti sugli spalti attendono con ansia il gesto Una strana calma ti circonda, mormori di fondo, telefono accessi pronti a riprenderti, aspettano. Sei lì, ti vedo anche io. So che lo stai pensando, non ti conosco ma qualunque sia la tua solitudine, posso capirti. Fatti bastare questo Ora però ti devo lasciare, io sono già passato troppe volte su questa strada, la terra sotto i miei piedi mi conosce, mi accoglie con grazia Non striscio e non biascico Sono pronto A testa alta

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    Accampati!

    Ci stringemmo attorno al fuoco appena acceso, le fiamme iniziarono a lambire il ceppo alla base mentre consumava i rametti più sottili e il fumo permeava l'aria.Intanto un calderone pieno di aromi e verdure, si trovava in attesa di cuocere sopra di esso.《 Ne è passato di tempo dall'ultima volta... 》bisbigliai malinconico, era da quando il mio villaggio era stato spazzato via assieme ai suoi ... Altro...

    Ci stringemmo attorno al fuoco appena acceso, le fiamme iniziarono a lambire il ceppo alla base mentre consumava i rametti più sottili e il fumo permeava l'aria.

    Intanto un calderone pieno di aromi e verdure, si trovava in attesa di cuocere sopra di esso.

    《 Ne è passato di tempo dall'ultima volta... 》bisbigliai malinconico, era da quando il mio villaggio era stato spazzato via assieme ai suoi abitanti che non mi accampavo in compagnia e accendevo un fuoco.

    Una gomitata al fianco mi ridestò e mi fece sfuggire un lieve lamento.

    《 Pensieri indecenti umano? i miei preferiti! 》mi sussurrò la succube melliflua, accarezzando con una mano uno dei suoi corni che spuntavano appena dalla sua chioma rossastra.

    《 Già affamata Irania? preparo le vivande 》cercai di svincolarmi dal suo sguardo magnetico, l'ultima volta che mi ero soffermato troppo sulle sue triplici iridi per occhio, a malapena ero sopravissuto.

    Sentii il cuore accellerare appena e il petto ardere come se avessi tracannato in un unico sorso tutto il liquore della cerimonia d'iniziazione.

    《 Mi piace già cosa sto assaporando adesso, Dreik! 》mi pungolò accentuando il messaggio sottinteso e sfiorando con uno degli artigli le sue labbra.

    Riuscii a girarmi dall'altra parte, serrando le palpebbre come se dei tizzoni ardenti fossero finiti nei miei occhi.

    Quella fune invisibile che sembrava tirarmi con forza crescente verso di lei scomparve di colpo.

    Come se del cotone avesse invaso le mie orecchie, i suoni arrivavano ovattati, ma seppur lentamente tornarono con la stessa velocità con cui erano scomparsi.

    《 ... sempre a rovinare tutto, voi colombelle! 》la sentii lamentarsi con quel tono falsamente innocente e vagamente infantile.

    《 e smettila di puntarmi quelle tre paia di ali, sarebbe un peccato rovinare quel brodo con quelle piumaccie. Mi irriterebbero la gola! 》si lamentò il demone goliardicaménte verso il serafino.

    《 Probabilmente ti piacerebbe pure, demone. 》disse con un certo disgusto Elanor, la durezza dell'ultima parola cozzava con la gentilezza usuale che trasmetteva la sua voce.

    《 Perchè non proviamo, boccoli d'oro! 》continuò ad istigarla non nascondendo che si stesse divertendo.

    L'angelo non reagì alla provocazione e la vidi incrociare le braccia di fronte al seno, le ali si ripiegarono però mantenendo le penne remigranti irte come in attesa di un attacco imminente.

    Mi diressi verso la borsa da cui tirai fuori alcune striscie di carne essiccata assieme a della carne fresca, avrebbe contribuito a migliorare il brodo.

    Consegnai le striscie di carne secca a loro due, mentre io tagliai a cubetti la carne da cuocere e mordicchiavo la mia striscia.

    《 Dammene un paio... 》mi chiese Irania indicandomi con un dito la carne appena tagliata.

    Guardai la carne un pò perplesso ma la consegnai senza proferir parola anche se nel mio volto era ben visibile il dubbio.

    Lei prese la coppia di cubetti ridacchiando tra sè e li infilzò in un rametto che trovò accanto al suo fianco.

    Guardandomi ancor più divertita, mise la carne vicino al fuoco e l'altra estremità la conficcò salda nel terreno.

    《 Proprio come fate per i Marshmallows! 》mi disse come se fosse una cosa abbastanza ovvia, spalancando gli occhi e indicando con entrambe le mani il bastoncino.

    《 È inutile, neanche ricordano i draghi d'acciaio che li spostavano rapidamente o le immense zattere di ferro che usavano per navigare. Figuriamoci se conosce un dolce riscaldato sul fuoco! 》si intromise nella discussione Elanor.

    Le guardai entrambe con sgomento senza comprendere come potessero esistere simili cose.

    《 Magia degli antichi. Il ferro non può galleggiare ed un animale fatto di metallo non l'ho mai visto! 》pensai, liquidando la cosa come una delle tante cose inspiegabili del passato.

    《 Prevedibile in una specie con una vita tanto corta, Vesna me lo ripeteva per decadi fino alla nausea. 》mi canzonò la succube.

    《 Ok, allora devi essere un demonietto molto vecchio per conoscere bene gli antichi. E questa Vesna lo è probabilmente più di te! 》andai al contrattacco, ma dovevo rimanere cauto poichè non potevo fare sempre affidamento sul serafino.

    《 Veramente ho soltanto un paio di migliaia di anni, un diavoletto appena apparso praticamente! 》mi rispose allargando le braccia ed enfatizzando maggiormente dispiegando le ali.

    Le fiamme creavano strani riflessi in quelle ali nere come la notte, la membrana elastica che le componeva era ipnotica e letale quanto la loro proprietaria.

    《 E mia madre Vesna era giovanissima quanto lo sono adesso io quando mi ha avuto... se lo desideri posso chiamarla! 》l'ultima parte me lo disse passandosi la lingua tra i denti in maniera suadente e non era difficile pensare a ciò che potesse pensare continuamente una succube.

    《 Avrei preferito che il concilio ci avesse mandato Belfagor, lui avrebbe provato a squarciarci un paio di volte la gola ma una volta che gli avessi reciso qualche arto avrebbe smesso! 》si lamentò Elanor sospirando rumorosamente.

    《 Quando la dea ti generava doveva essere di cattivo umore, ali d'argento. 》proruppe Irania con un sorrisetto cattivo, ma continuo a parlare senza dare il tempo di replicare all'angelo.

    《 Probabilmente neanche sai che giorno è oggi, vero ossa fragili? 》mi chiese conoscendo già la risposta.

    《 Gli antichi festeggiavano questo giorno dandogli il nome di Halloween, é il giorno in cui la distanza tra le nostre dimensioni è talmente sottile che basta un graffio per unirli ed entrare nel vostro mondo. 》mimò con gli artigli quanto detto prima e gesticolando come se strisciasse dentro un tunnel.

    《 Un portale naturale che dura una sola notte. 》tagliò corto il serafino.

    《 Tu mai una gioia eh... a parte apatia e ira vero? 》la rimbeccò il demone, fu un attimo e si rigirò nuovamente verso di me per continuare la sua spiegazione.

    《 La notte in cui i cuccioli umani si vestivano per imitarci e chiedere i dolcietti agli umani adulti. 》disse raggiante più del solito, doveva essere stato un periodo felice per lei.

    《 Se vuoi ti mostro qualcosa, vuoi vero? 》quasi mi supplicò ed io non potei far altro che abbassare il capo in segno di assenso.

    Uno schiocco di dita ed il paesaggio attorno a noi fu invaso da strane palle arancioni con diversi volti intagliati su di esse.

    Una fiamma dentro le cavità di quei volti sorridenti o ringhianti, fluttuava sospinta dal vento e creava l'illusione che fosse animata.

    Alcune figure che assomigliavano ad esseri umani, erano legati a dei pali e rimanevano immobili.

    Alcuni avevano la pelle verde decadente con alcune parti del corpo mancanti, mentre altri portavano uno strano mantello nero e con i denti più aguzzi di Irania.

    Ora, sicuramente chi tra di voi mi segue da quando sono caduto da quella torre senza tramutarmi in una gelatina rossa dovrebbe sapere che ne ho viste di zanne... ma quelle di questi esseri in mantello sono veramente esagerate!

    Dei strani fuochi comparvero in mezzo ai rami degli alberi, ognuno di loro emetteva luce di colore diverso e si affievoliva per rinvigorirsi subito dopo, creando una danza estasiante.

    Sotto di essi delle piccole figure evanescenti si muovevano intorno a noi in cerchio, con delle maschere con lineamenti distorti a nasconderne il volto e nella mano stringevano un cestino penzolante.

    Una musica allegra invase le nostre orecchie, un coro di voci dicevano qualcosa nella loro lingua sconosciuta ma rimanevano gradevoli accompagnando la melodia.

    Mi sentii rapito da quella scena apparsa dal nulla, la succube aveva perfettamente ragione a ritenere divertente questa usanza.

    《 wow, questo allora è Halloween! 》esclamai eccitato da una festa di questo tipo, da noi il massimo del divertimento era una battuta di caccia proficua oppure uno scherzo al sarto del villaggio.

    Un sorriso estasiato mi si incollò sulle labbra senza che potessi evitarlo, durò appena un istante ma morì altrettanto rapidamente perchè qualcuno mi afferrò le spalle e mi ritrovai rapidamente a terra.

    Un odore fetido e pungente mi raggiunse le narici, qualcosa cercava di sovrastarmi e sulle spalle sentivo qualcosa di liquido che si muoveva sul corpo.

    Riuscii a girarmi su me stesso più per mera fortuna che sovrastando il mio nemico a livello di forza.

    Sbarrai gli occhi appena vidi quell'essere composto da fanghiglia spalancare la bocca, non erano presenti denti però al loro posto delle pietre aguzze li sostituivano egreggiamente.

    In una frazione di secondo, l'essere fu colpito di piatto dalla lama del serafino allontanandolo da me e una palla di fuoco si infranse su di esso senza lasciargli scampo.

    Mi girai verso le mie salvatrici con la tacita domanda nel mio sguardo che richiedeva una spiegazione.

    《 Ottima mira, vero? 》mi disse ammiccando con l'occhio e soffiando sulla punta dell'indice proteso che era attorniato da del fumo scuro.

    Qualunque cosa volesse dire non gli badai molta attenzione poichè la mia attenzione fu rapita dal calderone rovesciato, e questo poteva significare soltanto che anche oggi non avremmo cenato.

    《 Bene, scordiamoci della cena ed anche di un sonno ristoratore. Hai soltanto indicato la nostra posizione a tutte le creature di questa foresta! 》redarguì l'angelo al demone e ripose la sua spada nel fodero.

    《 Adesso l'umano andrà a riposarsi che domani ripartiremo per l'assemblea dei caduti. 》ordinò il serafino, la succube cercò di proferir parola ma un occhiataccia da parte di Elanor la zittì.

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    Nuovo Mondo!

    Racconto partecipante al contest "il personaggio misterioso" del gruppo Facebook "Scrittori in Gioco". Linee guida, 2000 parole massime e utilizzo di un personaggio proveniente da qualsiasi piattaforma e opera che comunque sia famosa. Senza nominare il personaggio. Link: https://www.facebook.com/events/1885724178438150/permalink/1885750358435532/Leggi qui il testo completo di quasi 2000 parol... Altro...

    Racconto partecipante al contest "il personaggio misterioso" del gruppo Facebook "Scrittori in Gioco". Linee guida, 2000 parole massime e utilizzo di un personaggio proveniente da qualsiasi piattaforma e opera che comunque sia famosa. Senza nominare il personaggio.

     Link: https://www.facebook.com/events/1885724178438150/permalink/1885750358435532/

    Leggi qui il testo completo di quasi 2000 parole!

    Tutti i personaggi sono di proprietà Square e Square enix appartenenti alle saghe videoludiche come Final Fantasy e Dissidia.

    Tale racconto può essere considerata una fanfiction a tutti gli effetti e vuole mettere in correlazione i mondi di tali videogiochi a seguito della compressione temporale avvenuta durante la trama di Final Fantasy 8.

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    Storie Per Non Dormire 03 – On The Road

    Ejay Ivan LacSTORIE PER NON DORMIREON THE ROADCapitolo 1On The RoadAlessandro e Mirko stavano percorrendo in auto una buia strada di montagna, erano circa le dieci di sera di Ottobre e la pioggia aveva appena smesso di cadere.Erano diretti verso un piccolo paesino, entrambi appassionati di ufologia, sapevano che da quelle parti molte persone raccontavano di misteriose luci nel cielo. Incuriositi s... Altro...

    Ejay Ivan LacSTORIE PER NON DORMIRE

    ON THE ROADCapitolo 1

    On The Road

    Alessandro e Mirko stavano percorrendo in auto una buia strada di montagna, erano circa le dieci di sera di Ottobre e la pioggia aveva appena smesso di cadere.

    Erano diretti verso un piccolo paesino, entrambi appassionati di ufologia, sapevano che da quelle parti molte persone raccontavano di misteriose luci nel cielo. Incuriositi si misero in viaggio per soggiornare quattro giorni a Pontechianale.

    La strada era molto deserta, la nebbia cominciava a scendere limitando la visuale. Alessandro accese i fari fendinebbia rallentando l'auto: "Porca miseria, non si vede niente, pazzesco".

    Mirko: "Quanto dovrebbe mancare alla destinazione?"

    Alessandro: "Circa quarantacinque minuti, ma con questa andatura anche settanta"

    Mirko: "Il navigatore continua a dare quarantacinque"

    Alessandro: "Sembra che non si stia muovendo di una virgola. Ma si è bloccato?"

    Mirko: "Ok aspetta, provo a riavviarlo", provò a reimpostare il navigatore ma il segnale era totalmente assente, la fitta nebbia divenne sempre più intensa, la luce dei fari era come se stessero puntando contro ad un muro bianco.

    Alessandro fermò l'auto non credendo ai suoi occhi, la nebbia era così compatta che era quasi come se fossero sommersi sotto una montagna di neve.

    Alessandro: "Pazzesco!!! ma che sta succedendo? non si vede proprio niente"

    Mirko: "Ma è nebbia? sembra quasi fumo o roba simile"

    Alessandro: "Dici che sta andado a fuoco qualcosa, i boschi? Non sento odore di bruciato"

    Mirko: "Aspetta sento qualcosa, sembra quasi come se la strada stesse vibrando"

    Alessandro: "Starà passando un tir? Il motore dell'auto è spento"

    La nebbia cominciò a dissolversi, la strada ritornò ad essere visibile. Alessandro accese l'auto e rimise i fari fendinebbia, riprendendo il percorso. Anche il navigatore ritornò a funzionare indicando cinquantanove minuti all'arrivo. Ma qualcosa incuriosì Mirko, il suo orologio segnava la mezzanotte, provò a controllare il suo smartphone e anche li segnava la mezzanotte, così come il navigatore.

    Guardò il suo amico e gli chiese di controllare l'orologio: "Hey Ale, anche il tuo orologio segna la mezzanotte?". Alessandro controllò e anche il suo segnava lo stesso orario.

    Alessandro: "Come è possibile? Sicuro che erano le dieci prima che ci fermassimo?"

    Mirko: "Certo, erano esattamente le dieci, posso esserne sicuro. Che diavolo sta succedendo?"

    Improvvisamente uscirono dalla nebbia, la strada finalmente era limpida. Alessandro vide una sosta di emergenza al lato della strada e si fermò lì, cercando di capire cosa sia successo.

    Alessandro: "Qualcosa è successo, quella nebbia ci ha tenuti li dentro dalle dieci a mezzanotte, senza che ci accorgessimo di nulla"

    Mirko: "Cosa sarà stata quella vibrazione?"

    Alessandro: "Aspetta, guarda la, in fondo alla strada... c'è qualcosa". Indicò il fondo della strada dove si trovava la figura in lontananza di un uomo, con un lampione che lampeggiava sopra di lui. Mirko prese la videocamera e filmò, Alessandro provò ad accendere la macchina ma Mirko lo fermò: "No!!! non facciamoci notare, c'è qualcosa di strano in questa storia".

    Mirko: "Aspetta... aspetta un secondo. Questa persona è nuda..."

    Alessandro: "Nuda? Senza vestiti?"

    Mirko: "Si ho fatto lo zoom, non porta i vestiti ed è girato di spalle"

    Dalla videocamera videro la testa dell'uomo girarsi completamente di scatto verso di loro sorridendo. Cominciò a camminare all'indietro con la testa girata e il passo molto veloce. Alessandro cercò di mettere in moto, mentre Mirko anche se spaventato continuava a filmare.

    Gridò ad Alessandro di sbrigarsi, l'uomo era sempre più vicino alla loro auto, riuscì ad accenderla accelerando verso di lui per poi schivarlo, si allontanarono velocemente da lui per proseguire la loro strada.

    Mirko: "Cosa? Cosa cazzo abbiamo visto... ma che cos'era?"

    Alessandro: "C'è qualcosa di paranormale in questa zona e noi ci siamo finiti dentro".

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  • Di Tendenza

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    "Le risate del mondo" di Arturo Bernava

    “Le risate del mondo” segna il ritorno di Arturo Bernava alla letteratura: un romanzo corale, costituito da tanti coloriti personaggi che insieme intessono un’avvincente storia, ambientata a Chieti e provincia, durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943. La trama prende avvio dal mancato matrimonio di Italia Michelli, presunta vedova di guerra, con Alfonso Pierantozzi, di classe ... Altro...

    “Le risate del mondo” segna il ritorno di Arturo Bernava alla letteratura: un romanzo corale, costituito da tanti coloriti personaggi che insieme intessono un’avvincente storia, ambientata a Chieti e provincia, durante la Seconda Guerra Mondiale, nel 1943. La trama prende avvio dal mancato matrimonio di Italia Michelli, presunta vedova di guerra, con Alfonso Pierantozzi, di classe sociale superiore e con legami nel partito fascista, per opposizione del prete, Don Michele detto “Tiscrocco”. Ignoti sono i motivi, che spingono il cosiddetto parroco “bolscevico” a rifiutare di celebrare questa unione, tanto agognata dalla madre di Italia, Benemerita Carrisi, a caccia di un buon partito per scacciare la fame. Di sollievo è invece la reazione della mancata sposina, che ancora sognava di rivedere suo marito Ottavio, disperso nella campagna di Russia. 

    «I bambini sono le risate del mondo.

    Gioia pura, vestita da vivacità, di movimento. Se ti scorrazzano intorno quasi non ci fai caso, per assurdo ne provi persino fastidio. Quando non ci sono ne avverti l’inspiegabile assenza, come se l’aria si fosse improvvisamente rappresa in cubetti di ghiaccio.

    Un mondo senza bambini sarebbe come un sorriso senza denti. Senza risate, per l’appunto»

    Nel mentre viene trovata morta l’altra Italia, un’anziana che si occupa di mercato nero e di “ruffiana”, responsabile di aver presentato la più grande delle Michelli a Pierantozzi. Uccisa per strangolamento, tante sono le ipotesi, ma stupisce l’interesse per quest’indagine dei tedeschi stanziati sul territorio, in primis del “kaiser”. Intanto, arriva l’8 settembre e i bombardamenti degli alleati che colpiscono anche Villamagna. Tra i personaggi principali si annovera anche il dottore, Don Gerardo De Luca, che riceve un avviso di trasferimento presso il distretto di guerra, il cui posto sarà usurpato da un novello, un certo Andrea Mantini, che si scoprirà essere una donna, nata in Germania. Tante le novità in atto in quel piccolo paese in provincia di Chieti, dove intanto i tedeschi mettono in atto la loro ritorsione, sgomberando le città, razziando le case e fucilando i partigiani. Una storia originale, che racconta di un periodo di transizione per l’Italia: la resa, la cosiddetta “perdita della patria” e la resistenza, dei partigiani, nascosti tra le montagne.

    Note biografiche 

    Manager, scrittore pluripremitato, docente di scuola di scrittura creativa, Arturo Bernava, attualmente è amministratore del Gruppo Editoriale “Il Viandante – Chiaredizioni”. Nato nel 1970, è stato premiato in oltre cento concorsi letterarii. Nel 2009, per la casa editrice Solfanelli, ha pubblicato il suo primo romanzo dal titolo “Il colore del caffè” (Premio Internazionale Città di Mesagne 2011, Premio Maria Messina 2011, Premio Città di Eboli 2010, Premio Internazionale Golfo di Trieste 2010). Nel 2010 è uscita una sua raccolta di racconti dal titolo “ELEvateMENTI” (Tabula fati, Chieti), che, tra i vari riconoscimenti, ha ottenuto anche la medaglia della Presidenza del Senato al Premio Parco Maiella di Abbateggio. Nel 2013 ha pubblicato “Scarpette Bianche” (Solfanelli Chieti), risultato vittorioso in numerosi certami letterari, tra cui: “Premio città del tricolore (Reggio Emilia)”, “Premio Thesaurus (Albarella, Rovigo)”, “Premio Mario Arpea, città di Rocca di Mezzo”, “Premio per l’editoria abruzzese, città di Roccamorice”, “Premio Internazionale Martucci-Valenzano (Bari)”, “Premio internazionale Marchesato di Ceva 2015”, oltre ad aver conquistato la piazza d’onore in un’altra quindicina di premi letterari. Ha collaborato con alcune riviste periodiche, sia cartacee che online, tra cui “Tuttoabruzzo” e “Arteinsieme” (quest’ultimo con la pubblicazione di alcuni racconti). Una sua biografia è riportata nell’Enciclopedia degli autori italiani, edita dall’Associazione nazionale “Penna d’autore”.

    Cenni editoriali

    La casa editrice Il Viandante nasce nel dicembre del 2015 e vanta al proprio attivo centinaia di pubblicazioni, principalmente di narrativa di genere, gialla e storica. La casa editrice NON chiede alcun contributo agli autori, men che meno l’acquisto obbligatorio di copie. Annovera, tra i propri autori, anche esordienti o scrittori che hanno all’attivo poche pubblicazioni, in coerenza con la propria “mission aziendale” - essere “fucina di talenti” -  che mira a scoprire, promuovere e far crescere talenti letterari del panorama culturale nazionale.

    Il marchio viene distribuito in Italia da Messaggerie e fa parte del Gruppo Editoriale IlViandante – Chiaredizioni.

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    L’orologiaio: l’intelligenza artificiale

    Mercoledì 27 dicembre 2022 Buongiorno ragazzi qui l'Orologiaio, vi scrivo questa e-mail dopo un periodo di ricovero forzato in ospedale grazie per i messaggi che mi avete mandato, non avete idea del circo che c'è qui dentro sono tre giorni di fila che ho la processione dei parenti in casa. L'unica cosa positiva è che non dovrò cucinare per almeno un mese comunque è tutto a posto ho avuto s... Altro...
    Mercoledì 27 dicembre 2022 Buongiorno ragazzi qui l'Orologiaio, vi scrivo questa e-mail dopo un periodo di ricovero forzato in ospedale grazie per i messaggi che mi avete mandato, non avete idea del circo che c'è qui dentro sono tre giorni di fila che ho la processione dei parenti in casa. L'unica cosa positiva è che non dovrò cucinare per almeno un mese comunque è tutto a posto ho avuto solo un forte calo a causa del troppo lavoro, l'ho sempre detto questo mondo è fatto per i ricchi chi nasce come noi comuni mortali, è fortunato ad arrivare alla pensione se nel mentre non ci lascia le penne. Anche durante il ricovero il pensiero andava alla mole di carta impilata sulla scrivania, fortuna che avevo con me la borsa con le mie cose almeno non mi sono annoiato. L'infermiera che si occupava di me non perdeva occasione per propormi l'ennesima rivista di gossip, aggiornandomi sugli ultimi pettegolezzi come se si trattasse del prossimo premio nobel cosa che trovavo molto divertente più o meno le giornate sono passate senza problemi, ripensando al motivo per il quale mi sono trovato li avrei dovuto saperlo, era solo questione di tempo da un po' di giorni mi sentivo strano tant'è che pensavo si trattasse di banale influenza, finché non sono svenuto davanti al locale dove ero andato per una cena di lavoro. Ragazzi non so descrivervi come mi sono sentito in ospedale, i dottori devono avermi dato qualche cocktail di quelli belli forti ho dormito per due giorni di fila al mio risveglio ero spaventato, disorientato e anche un po' incazzato perché nessuno mi diceva nulla, alla fine mi son pure sentito dire che sono un testone, per i dottori non dovevo affaticarmi ma solo rimanere a letto per rimettermi in forze, in pratica ho avuto un collasso è come se il mio corpo, avesse deciso in quel momento di mettermi a nanna ho davvero temuto per la mia vita. Devo ammettere però che da allora sono più calmo, quella piccola vacanza in ospedale mi ci voleva proprio anche se avrei evitato, come se non bastasse in quei giorni il mio Editor è passato a trovarmi non per sapere della mia condizione, non ha smesso un giorno  di assillarmi credo sia il momento o di cambiare casa editrice o di licenziarlo e di assumerne un altro. In questo settore so molto bene come funziona, escono di continuo nuovi talenti letterari ed è faticoso stare al loro passo, però scusatemi se ne parlo; venire in ospedale con me completamente assuefatto dai farmaci per dirmi che il mio libro fino a meno di una settimana fa best seller citato anche dal NYT, era sceso al terzo posto a causa del secondo libro scritto da un tiktoker o una roba del genere, chiedendomi per giunta, se avessi bisogno di una mano per continuare il ciclo narrativo. Voleva in pratica far proseguire il mio lavoro ad un'altra persona perché io ero in ospedale il bastardo, allora gli ho risposto che piuttosto avrei preferito bruciare tutto, alche infastidito è andato via per poi tornare alla carica il giorno dopo con un'idea fantastica a suo dire, mi ha messo davanti il tablet e scaricato una roba per scrivere testi automatizzata per darmi una mano con il libro, ma vi rendete conto? Non so nemmeno come descrivere ciò che ho provato in quei minuti, mentre lui andava decantando questo nuovo strumento che adesso tutti, ma proprio tutti stanno usando non solo in campo commerciale, ma anche nel settore creativo, artistico e letterario, io ero li che facevo finta di ascoltarlo mentre fantasticavo su quale oggetto lanciargli contro per primo, al solo scopo di farlo tacere su quella marea di stronzate che andava blaterando. Alla fine dopo dieci minuti di sproloquio ho fatto un bel respiro profondo, e ispirandomi ad uno dei miei tanti personaggi ho fatto una cosa che mai mi sarei sognato di fare, ho atteso che lui finisse e quando mi ha chiesto cosa ne pensassi della sua strabiliante idea, ho aspettato un paio di minuti come per dargli importanza, e subito dopo ho usato il pulsante rosso per far intervenire i medici, quando sono arrivati non ho dovuto far altro che dire loro che stavo per sentirmi poco bene, non appena lo hanno visto nella mia stanza non ho dovuto aggiungere altro, tutti nel reparto lo avevano già avvertito di non stressarmi e il dottore lo ha buttato fuori. Voi forse pensate che l'ha capito, e invece no visto la quantità di messaggi che mi ha continuato a lasciarmi in segreteria, dopo questa disavventura ho contattato un legale per aiutarmi nella fase di passaggio ad una nuova casa editrice qualora la mia abbia da ridire, desidero qualcuno che abbia stima per ciò che scrivo e rispetto per me.  Ad ogni modo tornando a noi, ho avuto del tempo per giocare un po' con quell'applicazione per la scrittura automatizzata, e non ho potuto far a meno di notare che in questi giorni si fa un gran parlare dell'impiego dell'intelligenza artificiale ad uso creativo, ho iniziato a scrollare le notizie un po' sul web e ho notato che si parla di questa cosa già da un po' di tempo non è qualcosa di questi giorni, però non si sa il perché ultimamente ci sono eserciti di pro e di contro, nondimeno, già si ipotizza una legislazione a misura del suo impiego per tutelare la proprietà intellettuale di artisti le cui immagini o creazioni, potrebbero essere usate senza il loro consenso ma non trovate la cosa alquanto bizzarra? Se ci pensiamo bene, una serie di leggi si potrebbero realizzare per difendersi da un uso smodato di un tipo di macchina creata dall'uomo, ma non si riesce a fare la stessa identica cosa, quando si tratta di difendere le proprietà intellettuali di grandi e piccoli creativi, artisti e  freelancer dall'uso improprio che ne fanno coloro che credendosi furbi, rubano il lavoro di altre persone realizzando opere o prodotti con un design, che non è frutto del proprio lavoro, ma del tasto copia e incolla del mouse. L'intelligenza artificiale (IA) dopotutto, è l'abilità di una macchina di mostrare capacità umane quali il ragionamento, l'apprendimento, la pianificazione e la creatività, in questa era viene impiegata già in diversi settori lavorativi a fini commerciali e non, ma si tratta pur sempre di una macchina, che è stata creata dall'uomo in quanto tale, seppur dotata di una tecnologia avanzata, senza l'infinito bagaglio artistico, creativo, storico e culturale fornito appunto nel corso della storia, non avrebbe nulla da poter usare, perciò si tratta pur sempre di un'intelligenza stupida che in ogni caso, deve essere programmata dall'uomo soddisfacendo per le aziende determinati criteri altrimenti sarebbe inutile, se non sbaglio è una cosa che ha detto anche quel cretino del mio ex Editor, l'ultima volta che l'ho visto. Al contrario coloro che se vanno in giro a violare il copyright a destra e a manca, copiando e incollando con il tasto destro del mouse, sono esseri umani senzienti che scelgono di propria iniziativa, di usare le idee altrui anzichè le proprie. La differenza è semplice nel primo caso siamo di fronte ad una macchina che esegue ordini per conto degli umani, il secondo è un essere umano che usa una macchina per di fatto violare di propria volontà la proprietà intellettuale altrui. In che modo è possibile difendere con una legge il lavoro dei creativi, musicisti, scrittori e artisti da una macchina programmata dall'uomo, mentre non riusciamo attraverso lo stesso metodo legislativo a difenderli dal furto di proprietà intellettuale perpetrato da altre persone? A parer mio siamo di fronte al classico caso del cane che si morde la coda, in cui un piccolo gruppo elitè di persone che possono permetterselo, creeranno le solite norme a loro favore, del resto nessuno è disposto a realizzare leggi che vanno a proprio svantaggio non credete? Concludo con una mia personale riflessione, siamo spaventati da uno strumento creato da noi e dopo averlo provato lo sono un po' anche io francamente, la tecnologia sta avendo sempre più la meglio sull'umanità perché glielo permettiamo, diventando pigri e noi abbiamo smesso di evolverci in quanto esseri intelligenti, però è anche vera un'altra cosa sta accadendo ciò che fu al tempo della catena di montaggio, che minacciava il lavoro manuale dell'uomo però nel tempo, abbiamo iniziato ad apprezzare quella tecnologia che in qualche modo aiuta oggi nella produzione in serie, permettendo così lo sviluppo del mondo come lo conosciamo oggi. Insieme al progresso si è visto poi la necessità di produrre merce a basso costo ottenendo anche prodotti di scarsa qualità e qui che mi aggancio con il mio discorso. Tutto dipende da noi e da come vogliamo sfruttare un nuovo strumento, in un'era di fatto sempre più dipendente dalla tecnologia, l'impiego della manodopera umana a vari livelli di creatività e lavoro diventa di fatto il valore aggiunto che fa la differenza e lievitare i prezzi, ne sono un esempio il settore tessile dell'alta moda e quello dei motori con le vetture assemblate a mano come per esempio la Pagani, ma non dimentichiamoci del settore letterario, artistico e creativo secondo la mia modesta opinione questa paura cesserà, nel momento in cui l'umanità riuscirà a diventare la versione migliore di se stessa, solo allora si potrà parlare di una reale evoluzione dell'uomo ed in quel momento potremo convivere, con ciò che abbiamo creato in tutti questi secoli di progresso tecnologico senza averne paura. Sono sicuro di aver dato a voi amici miei, alcuni spunti interessanti su cui riflettere e sono curioso di sapere cosa ne pensate in merito. Ah volevo dirvi anche un'altra cosa, ieri ho parlato con Paul al telefono dice che se il volo non ritarda dovrebbe tornare domani sera giusto in tempo per un aperitivo al Vecchio Trabocco e anche Roger sarà dei nostri, sarebbe bello poterci riunirci tutti un giorno. L'orologiaio

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    Parlami

    Musa tormentata e incompresa bramosa di conoscenza, insaziabile e vorace di utili virtù. Placa l’ignorante sete inondando con fresche acque colme di impareggiabile sapere. Con le altre tue sorelle fuggi e rifuggi da incomprensibili farfugli, che copiosi fuoriescono da vuoti involucri di carne e sangue un tempo tempio del sapere, oggi vuoti corridoi bui alimentati da fredde luci alogene. ... Altro...
    Musa tormentata e incompresa bramosa di conoscenza, insaziabile e vorace di utili virtù. Placa l’ignorante sete inondando con fresche acque colme di impareggiabile sapere. Con le altre tue sorelle fuggi e rifuggi da incomprensibili farfugli, che copiosi fuoriescono da vuoti involucri di carne e sangue un tempo tempio del sapere, oggi vuoti corridoi bui alimentati da fredde luci alogene. Ribellati nei cuori di chi ancora spera in un giorno di sole, in un giorno di pioggia, vi ricerca la virtù e la cultura del fare bene è meglio, di chi ricerca ancora un colore perfetto, un verso riuscito, un intaglio liscio e uniforme, rivelati ai più che bramano la conoscenza. Per coloro che si meravigliano ancora di fronte a un quadro, per chi freme di fronte alla poesia, per chi naviga estasiato sull’ultima terzina di una poesia lasciata incompiuta, rifugiati nei più di quanti ancora ti cercano sognanti in questa realtà buia sospinta dal freddo andar via veloce. Non si ha più tempo per la bellezza Non si ha più tempo per la cultura L’ignoranza del sapere fare di chi si riempie la bocca del nulla, privo di fondamento all’ordine del giorno riempiono ogni dove.

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    Speranza

    L’arte parlerà sempre alle anime gentili e si confida con quelle tormentate.

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    Apatia

    Abbandonati A paure conosciute Al primo appuntamento al buio Concediti Le emozioni che hai deciso di evitare  Per non provare più dolore E non rischiare di star bene Se un giorno tutto può finire Quanto saresti disposto a pagare per vivere Il piacere di farsi male? Io e la mia apatia Il mio defibrillatore  Casa in cui ritornare La mia eutanasia  Ove... Altro...
    Abbandonati A paure conosciute Al primo appuntamento al buio Concediti Le emozioni che hai deciso di evitare  Per non provare più dolore E non rischiare di star bene Se un giorno tutto può finire Quanto saresti disposto a pagare per vivere Il piacere di farsi male? Io e la mia apatia Il mio defibrillatore  Casa in cui ritornare La mia eutanasia  Overdose di silenzi Tasto muto ai battiti Di questo cuore Che non deve più parlare Se un tutto un giorno può finire Io non ho voglia di pagare Per le mie fragilità  Per le mie imperfezioni Per le mie promesse  Per i miei ritardi Per il tempo che mi manca Per la mia vigliaccheria Per le cose che non ho Per quello che non posso avere Se tutto un giorno può finire Ho già pagato il mio dolore Abbandonati Prima di lasciare tutto Prima di morire dentro Concediti Le emozioni che hai negato Le emozioni che hai legato Alle tue

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    Ai margini della galassia

    Il capitano Knox, uscito sconfitto da una lunga e sanguinosa guerra, torna al suo villaggio dopo aver vagabondando per alcuni mesi insieme alla sua amica Sinéad.Qui si prende del tempo per riflettere sulla sua vita, fino a quando decide di intraprendere la carriera del cacciatore di taglie per passare il tempo, nonostante covi dentro di sé un desiderio di libertà al quale darà vita dopo aver i... Altro...

    Il capitano Knox, uscito sconfitto da una lunga e sanguinosa guerra, torna al suo villaggio dopo aver vagabondando per alcuni mesi insieme alla sua amica Sinéad.

    Qui si prende del tempo per riflettere sulla sua vita, fino a quando decide di intraprendere la carriera del cacciatore di taglie per passare il tempo, nonostante covi dentro di sé un desiderio di libertà al quale darà vita dopo aver incontrato nuovamente la sua amica.

    Insieme acquistano un’astronave e, dopo aver trovato un equipaggio, iniziano a girovagare per la galassia, svolgendo lavori illegali e rapine.

    Tutto procede per il meglio, fino a quando vengono ingaggiati da un uomo, che chiede loro di cercare suo figlio, il quale vive su di un pianeta dove la terra formazione non dovrebbe aver funzionato.

    Atterrati su quel pianeta, scoprono delle verità, negate dal governo, che condurranno il capitano Knox a ritornare ad essere il guerriero che era un tempo e a sfidare nuovamente il governo dell’Alleanza dei pianeti.

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    Giorno di sole

    Dalla tangenziale passano macchine e furgoni, tanti tir, quasi mai gli autobus. L'asfalto e lo smog, le finestre in lontananza dentro cui poter immaginare risate e pianti di bimbi, un supermercato decrepito, la farmacia deserta all'angolo del controviale. È come se il mondo fosse andato avanti senza questo quartiere. Mi immagino tutta una equipe di Gae Aulenti del caso che si occupa della cosa e ... Altro...

    Dalla tangenziale passano macchine e furgoni, tanti tir, quasi mai gli autobus. L'asfalto e lo smog, le finestre in lontananza dentro cui poter immaginare risate e pianti di bimbi, un supermercato decrepito, la farmacia deserta all'angolo del controviale. È come se il mondo fosse andato avanti senza questo quartiere. Mi immagino tutta una equipe di Gae Aulenti del caso che si occupa della cosa e a fine riunione se ne va a pranzo. E poi eccolo comparire lì, l'incubo strutturale, il posto che a nessuno frega niente di riabilitare. E il piano regolatore non prevede modifiche.

    Sputo. Ho sempre guardato le bollicine della mia saliva a terra, quasi sempre ne trovo una grossa che poggia su una miriade di piccole. L'ho sempre trovato affascinante, a suo modo.

    Sto sulla solita panchina sotto a un paio d'alberi, nel parchetto con giostre arrugginite, vicino al parcheggio; l'aroma di cumino dalle case al pian terreno e un mendicante cerca il miraggio di una moneta. Il sole è alto, la birra mi si scalda in fretta. Un anziano ritira lenzuola e rughe dal balcone prima di farsi inghiottire dall'interno; la facciata con tutta probabilità è sua coetanea. Di sicuro è altrettanto segnata.

    Un gruppo di ragazze, poco più in là dei ragazzi giocano con un barattolo sul marciapiede, le loro vecchie magliette mostrano sudore e corpi torniti da chissà quale antica fatica o mestiere, eredità ectoplasmica di una generazione morente. Calzolai, arrotini, manovali, perfino fabbri: la loro dinastia conta al massimo un parrucchiere. Nessun dottore, nessun ingegnere, nessun banchiere. Nossignore, nessun notabile.

    Mi pare di vederli là, aleggiare attorno ai giovani, gli spettri dei loro nonni, zii, dei loro avi, muti e senza denti, con grosse mani callose nei loro abiti rammendati e curvi sotto al peso dell'eternità, al peso del più inquietante peccato stabilito dal mondo: l'anonimato. Guardano e non fanno altro, per loro non più campi da arare o miniere o guerre in cui morire, no, per loro l'eterna vergogna del biasimo e l'onta dei vizi; e di quella sessualità disperata che ha dato frutti tanto amari, lasciando in eredità la legge della forza bruta come unica alternativa al raggiro. È così, già quasi sbiaditi, che anche quei ragazzi di selvaggia bellezza conoscono anzitempo la legge del vivere, e cioè dello scordarsi e scordarsi finché non si viene dimenticati, ultimi in una gara di primi. Strumenti scordati in una sinfonia che li calpesta.

    Ridono calciando barattoli, fumano e sanno i doni del sesso, scarpe rotte e schermi accesi; fuochi fatui di un futuro fotocopiato male da ancestrali nulla; è così che si prostrano, inconsapevoli, a una religione che pretende le loro schiene, le loro mani, le loro ginocchia, come gradini e malta su cui costruire il proprio altare per auto-celebrarsi con stili di vita insostenibili attraverso cartelloni complici, ché il privilegio da sempre affonda pilastri perniciosi sulle moltitudini, nel sogno senza prezzo di essere, un giorno, "qualcuno".

    Sbiaditi ragazzi e ragazze, sbiadite immagini confuse nella massa, già bellissimi spiriti anch'essi, confusi e sbiaditi nelle lunghe loro generazioni senza nome, vane storie di cui è tristemente attuale constatare come perfino in questa valle della più becera miseria non manchi un paio di jeans strappati o uno strato di gelatina sui capelli, un filo di rossetto sbocciato anzitempo, una gonna davvero troppo corta, l'incapacità di comprendere un testo scritto. Il sole è alto anche su di loro, lo smog appesta anche le loro corse, il sudore copre anche le loro cosce. Piccoli come piccole goccioline di sputo che non siamo altro.

    La vicina scuola cattolica che fa da confine al quartiere ha usato il buon gusto di porre i cancelli d'entrata dall'altro lato, cosicché mamme e pargoli non assistano al quotidiano rituale di decadenza e austerità, e il comune, dal canto suo, ha massimizzato l'effetto innalzando palizzate di manifesti elettorali e propagandistici. Nessuno di loro si avventura mai per quelle vie, nemmeno un prete, nemmeno un viabilista; forse qualche mamma in cerca d'avventure "esotiche" o qualche giovanotto a caccia emozioni sintetiche. Nessuno che conosca le vie del lecito o del rispettabile -qualunque cosa sia.

    Un uccello volteggia in lontananza, dalle parti del municipio o poco oltre; mi sento bene, finisco la birra e fumo un'altra sigaretta; guardo le spirali vacue perdersi nello stesso vento che fa volare foglie e aquiloni e che si mischia a tutto questo smog. Ho un ragno sulla scarpa e la sensazione di aver sempre vissuto su questa panchina. Chiudo un attimo gli occhi e, piano, sbiadisco mentre il sole è ancora alto. Sembra essere davvero un bel giorno, uno come tanti altri.

    La panchina è libera. La grossa bolla è scoppiata.

    Il marciapiede è ora vuoto, il barattolo sparito.

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