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    Il cielo di nessuno

    Divenuta un viaggiatore appartenente alla gilda degli esploratori, Mary Shannon si ritrova ad esplorare un settore della galassia ancora sconosciuto, per raccogliere informazioni dei mondi con cui entra in contatto. Uscita da un salto a curvatura, si imbatte in una fonte di energia che la porta nei pressi di un misterioso monolito. Trovatasi sul posto, viene catapultata in un ambiente vuoto e al b... Altro...

    Divenuta un viaggiatore appartenente alla gilda degli esploratori, Mary Shannon si ritrova ad esplorare un settore della galassia ancora sconosciuto, per raccogliere informazioni dei mondi con cui entra in contatto. Uscita da un salto a curvatura, si imbatte in una fonte di energia che la porta nei pressi di un misterioso monolito. Trovatasi sul posto, viene catapultata in un ambiente vuoto e al buio, dove le viene mostrata la nascita dell’universo. Scomparsa la visione, trova nella mano un cristallo contenente una misteriosa mappa stellare, che decide poi di seguire abbandonando gli impegni presi con la gilda stessa. Mentre segue quella nuova rotta, riceve uno strano messaggio, simile ad una richiesta di soccorso, ma senza riuscire a tracciarne la provenienza. Decisa nel seguire quella rotta, sperando di trovare chi ha inviato quel messaggio, prosegue il suo viaggio fino a quando raggiunge un pianeta dove trova un’astronave abbandonata.

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    BISOGNA FARSI FOGLIA

    Bisognafarsi fogliaper sentireil suono dell' autunnovibrare tra le corde del pensiero.Ed oggi ho il bordoscricchiantesul violino del vento. Ci sono carezzeraggiungibilicon l' iride puntato a microcosmi  raggruppati sotto ciottoli muschiatidi vellutine lisce.E non un filoa screziarequest'  aria di cristallo,il rugiadoso giallodi propoli e di mieleche imperla la pareted... Altro...

    Bisogna

    farsi foglia

    per sentire

    il suono dell' autunno

    vibrare 

    tra le corde del pensiero.

    Ed oggi ho il bordo

    scricchiante

    sul violino del vento. 

    Ci sono carezze

    raggiungibili

    con l' iride puntato 

    a microcosmi  raggruppati 

    sotto ciottoli muschiati

    di vellutine lisce.

    E non un filo

    a screziare

    quest'  aria di cristallo,

    il rugiadoso giallo

    di propoli e di miele

    che imperla la parete

    di colature d' ambra. 

    Lo spazio s' annuvola

    su universi in petali,

    circoscritti in cerchi

    da punte di compasso. 

    E mentre

    il passo del sole

    declina

    in mitezze, ombre lievi,

    a sorsi 

    gusto il tempo

    distillato in una rosa.

    Rosita Matera

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    L'HISTOIRE D'UNE VIE (A Cesare Pavese)

    A te, che assortoad ascoltare il mareancorato ad una stellamai tacesti parolache non fosse terra,il luminìo di acquesugl'infebbrati frutti,sulle colline avvolte.Anima in tumultocuspide la ruga sullo specchio,affiora dai disciolti nimbila fievole apparenza,il segno del prodigionel cuore di una viola...e quell'amoreche non fu mai gancioma fuggente desiderio,inafferrata felicità,agognato sorso.Thea... Altro...

    A te, che assorto

    ad ascoltare il mare

    ancorato ad una stella

    mai tacesti parola

    che non fosse terra,

    il luminìo di acque

    sugl'infebbrati frutti,

    sulle colline avvolte.

    Anima in tumulto

    cuspide la ruga sullo specchio,

    affiora dai disciolti nimbi

    la fievole apparenza,

    il segno del prodigio

    nel cuore di una viola...

    e quell'amore

    che non fu mai gancio

    ma fuggente desiderio,

    inafferrata felicità,

    agognato sorso.

    Thea Matera

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    Un Garofano Sul Letamaio

    Il 22 febbraio del 1980 è avvenuto uno dei più crudeli tra gli omicidi degli anni di piombo, tutt'ora avvolto da misteri ed omissioni sui moventi, sui mandanti e sugli assassini: l'omicidio di Valerio Verbano, studente romano di diciannove anni.Chi lo ha ucciso? Perché?Chi ha voluto o assecondato quell'omicidio?Dove sono oggi gli assassini di Valerio, e cosa fanno nella loro vita?Quali int... Altro...

    Il 22 febbraio del 1980 è avvenuto uno dei più crudeli tra gli omicidi degli anni di piombo, tutt'ora avvolto da misteri ed omissioni sui moventi, sui mandanti e sugli assassini: l'omicidio di Valerio Verbano, studente romano di diciannove anni.

    Chi lo ha ucciso? Perché?Chi ha voluto o assecondato quell'omicidio?Dove sono oggi gli assassini di Valerio, e cosa fanno nella loro vita?Quali intrighi e segreti ancora si celano dietro a quell'efferato assassinio?

    L'autore prova a dare delle risposte immaginando uno scenario verosimile, mescolando realtà e invenzione narrativa, attingendo a piene mani e con puntigliosa attenzione e cura, alle cronache ed ai fatti storici reali. 

    La storia immaginata è un intreccio di vicende umane, di contaminazioni, di spionaggio, di infiltrazioni, di malaffare, di vendette e d'intrighi internazionali, in particolare tra l’Italia, e la Russia. Relazioni indicibili e tossici interessi tra “amici” e “nemici” sono il Leitmotiv del romanzo, con l’oscura presenza di una misteriosa organizzazione transnazionale che si muove nell'ombra. 

    Un intreccio che copre un arco temporale che va dagli anni sessanta del secolo scorso al 2010, legando agli estremi le vicende di due madri.

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    Tipi da bar

    Una serata strana, triste, finisco di lavorare e vado al mio solito posto, in un pub un po' isolato, ma molto frequentato.Joe non può parlare, sta lavorando, corre a destra e a sinistra per il bancone, dà ordini alle cameriere e fa tutto quello che deve fare chi sta dall'altra parte della banconata.È alto e porta male i suoi anni: stempiatura, capelli lunghi, maglietta nera, grembiule nero e je... Altro...

    Una serata strana, triste, finisco di lavorare e vado al mio solito posto, in un pub un po' isolato, ma molto frequentato.

    Joe non può parlare, sta lavorando, corre a destra e a sinistra per il bancone, dà ordini alle cameriere e fa tutto quello che deve fare chi sta dall'altra parte della banconata.

    È alto e porta male i suoi anni: stempiatura, capelli lunghi, maglietta nera, grembiule nero e jeans. Sembra una brava persona, ma non finisce di ispirare fiducia, d'altra parte conosce tutti i suoi clienti, ma è lì solo per denaro.

    I miei amici non ci sono, prendo posto al bancone "Ciao Joe, mi fai una doppio malto?"

    "Arriva" mi risponde.

    C'è molto rumore, tante parole assieme, non si riesce a distinguere niente se non ci si concentra su qualcosa e tutte quelle voci sovrapposte sembrano sbattere sulle orecchie e non riuscire a fare passare le parole ma solo la confusione che da esse deriva.

    Mi guardo intorno e bevo la mia birra.

    Se fossi al bancone da solo guardandomi intorno sembrerei uno sfigato, ma con la birra è un po' differente, bisogna mettere in atto un' azione autoriferita, identificare uno scopo. Non si può stare seduti o appoggiati ad un banco senza far nulla, bisogna fare qualcosa e che sia socialmente accettabile e qualificante, se no si va a casa.

    Ecco: entra uno dei tipi da bar più caratteristici, il boomer alfa.

    È alto, piuttosto in forma, i suoi capelli tendono al grigio, ha la faccia di chi ha provato tutte le droghe senza mai finirci sotto completamente.

    guarda  le cameriere in modo così "sporco"  che Joe non lo farebbe bere, vorrebbe solo farlo pagare e buttarlo fuori. Ma no, lui starà lì berrà e berrà tanto, è un boomer, ma pur sempre un alfa.

     La cosa che caratterizza questo figlio di puttana è la voce, rauca, di gola, è cresciuto con Vasco Rossi e Ligabue, questo  fenomeno.

     Ma non sono solo i gusti musicali: Il tono è sempre più alto del dovuto e le sue frasi quando non stanno insegnando qualcosa a qualcuno stanno facendo una velata allusione sessuale, se parla con delle donne ed esplicita se parla con degli uomini.

     Lui non è lì per tutte le donne, ma solo per le cameriere, le uniche che non possono mandarlo a cagare.

     "Joe, un'altra doppio malto per favore"

     "Di te, lo sai che la doppio malto non esiste". Il boomer si rivolge a me "infatti io stasera non bevo" gli rispondo.

     Detto ciò maneggio il cellulare e comincio a guardare cose a caso nel tentativo di scappare figurativamente il più lontano possibile da quella crisi di mezza età ambulante che mi ha appena rivolto la parola.

     Il boomer mi manda al diavolo e si gira verso il bancone, dice a Joe che i giovani d'oggi non sanno neanche che cazzo bevono. Pericolo scampato

    Arriva la mia birra, due secondi senza di lei e stavo per ritrovarmi in una conversazione più che sgradevole e fin troppo qualificante.

    Due tavoli accanto al mio, eccola là la Bomberita, non è giovane, ma neanche vecchia, avrà appena fatto i quaranta.

    Al suo tavolo ci sono sia uomini che donne e lei deve dimostrare di poter essere la più volgare di tutti. "Culo, tette ,figa, merda, scopare" oltra a varie allusioni sono le parole più utilizzate da questo "pezzo di nostalgia degli 90".

    È cresciuta quando gli alfa boomer erano solo alfa e lei voleva essere proprio come loro. Non è molto in forma, questo le dà qualche problema,  sta parlando di quella volta in cui un uomo si è permesso di dire che gli piacciono le donne magre e allora lei lo ha rimesso al suo posto dicendo:"una come me inizi a toccarla a Natale e finisci all'Epifania".

    Da notare la struttura della comunicazione, voleva parlare di come lei si ritenesse attraente nonostante il sovrappeso, sul concetto generale nessuno a nulla da dire ma sul caso specifico non è detto, quindi cosa fa? Si insulta da sola, in modo da finire automaticamente dalla parte della ragione e poi con una frase ad effetto uccide il suo ipotetico interlocutore: sipario e applausi, grazie.

    Beh non è che sia fastidiosa, tutto sommato sta al suo posto, solo...Dispiace per lei.

    Ma io intanto sono quasi a metà della seconda birretta, la vescica comincia a reclamare un time-out e anche se odio lasciare le cose a metà, gesticolando faccio capire a Joe che sarei andato in bagno e avrei lasciato lì la birra a tenermi il posto.

    Entro, c'è una ragazza sulla porta, meno di trent'anni, bassa e carina, camicia e short.

    -Sei in fila?- le chiedo

    -No sto tenendo la porta al mio ragazzo, è rotta, non si chiude.

    Sento il rumore dello sciacquone, lui esce, e di lui riesco a notare solo gli occhi chiari, una collana che io non avrei messo e i capelli talmente unti da potercisi specchiare.

    Facciamo un sorrisetto, come cenno di saluto e prendo il suo posto.

    Non è sporco come dovrebbe essere, il che fa del locale un pub di alta qualità dove si possono portare anche signore.

    Sento la porta dell'antibagno aprirsi, la barriera che mi separa dal mio successore non si chiude più, rimane aperta di una spanna , mi giro un po' di lato, per non dare spettacolo, lui fa per entrare, mette dentro il viso e io lo avverto "occupato".

    Finisco di dare il sollievo dovuto alla mia vescica, mi lavo le mani ed esco dicendo al ragazzo che aspetta "è rotta, non si chiude più".

    Torno al tavolo, riafferro la mia birra e chiedo a Joe di cominciare a prepararmene un'altra.

    Guardo la porta, finalmente arrivano anche loro. Coppia di piccoli imprenditori, capaci di fare gli sbruffoni solo nei posti di nicchia della loro piccola città. Lui è alto, più di me, capelli brizzolati, ma tinti, baffetti da Zorro, vestiti che sarebbero eleganti nella forma ma la sostanza urla "uso vestiti formali con colori sgargianti e probabilmente non mi funziona il cazzo".

    Lei sembra una bambola, non nel senso che è bella, ma una di quelle bambole senza una storia precisa che si trovano nei discount e nei negozi dei cinesi: capelli ricci,disturbi alimentari e voce un po' aspirata che arriva da dietro al naso a indicare una timidezza quasi sconfitta.

    Joe non riesce a visualizzarli, guardandoli non vede due volti ma solo due salvadanai a forma di porcellino con una crepa su tutta la schiena.

    A me personalmente fanno schifo, hanno l'aria di non saper fare niente se non i venditori di fumo e i figli di puttana.

    Faccio in modo di non farmi notare e smetto di osservarli, non ho voglia di vedere i sorrisi paraculo di Joe alle loro battute di circostanza, non voglio guardare lui cercare di apprezzare il vino più costoso che trova non riuscendo a distinguerlo da un vino in cartone e non mi va di vedere lei che chiede a Joe uno di quei cocktail con il nome strano che lui ha messo solo per allungare la lista, sapendo che poi da bravo barman le farà qualcosa a caso e di colore rosa ed io penserò "butta giù e taci, così impari ad essere una testa di cazzo".

    Alle mie spalle c'è il playboy, fisico da atleta, camicia estiva e allegra e ragazza timida e sorridente ad ascoltare le sue storie. Sono quasi tutte inventate, ma sono stupende, fanno tutte e ridere e poi sono tante, troppe per dubitare di tutte. Vorrebbe dire andarsene e dargli del bugiardo, ma lui è simpatico e divertente e si fa ascoltare.

    Seduta all'altro tavolo invece c'è la playgirl, davanti a lei un uomo più grande, che fa lo spaccone per fare colpo, ma ha la bocca asciutta e le mani bagnate e lei lo sa e la diverte. È brava a rimarcare il suo nervosismo quando lui si sente sicuro o a farlo parlare di argomenti maliziosi quando lui cerca di evitarlo.

    Tutti conoscono solo il suo soprannome 'Minnie" e il suo vestito nero, elegante e provocante nel contempo, tutti sanno chi è ma  nessuno le ha mai parlato, neanche Joe.

    La mia terza birra scorre come una cascata, la lucidità comincia a lasciare il posto ad una godevole ebrezza e il mio sguardo si ferma su due tavoli appena entrati,  per arrivare fino a qui non hanno fatto la stessa strada, si vede.

    Al tavolo più vicino alla porta c'è un gruppo di ragazzi un po' underground, vestiti scuri, capelli lunghi, magliette di gruppi musicali, scommetterei che erano a fare giochi di ruolo, oppure hanno appena fatto le prove per il loro gruppo. Ma certo, sono una cover band, quasi sicuro, rock anni 70 ma anche qualcosa degli anni 60 e 80 .

    Loro suonano e si sentono fighi in sala prove, quasi di sicuro, ma credo che il mondo li ignori e continuerà a farlo, credo di essermi sentito anch'io come loro.

    Di là, all'altro tavolo chi abbiamo?

    Sempre molto giovani, tutti in camicia, tranne uno in canottiera, i due migliori hanno anche gli occhiali da sole. Non stanno andando a casa, fanno una tappa qui, arrivano dal centro e poi vanno in discoteca. Ci scommetto. Prendono un paio di pastiglie, a parte quello che deve guidare perché ne ha paura e pensano di  fare la vita da influencer mentre traggano il locale nella storia su Instagram. Fighetti

    Facciano tutti quello che vogliono, alla fine è solo un gioco, un gioco che per me stasera finisce è l'una e mezza, la birra è finita e non posso andare avanti a bere, poi devo guidare.

    Mi alzo per andare a pagare ma  entra la polizia, Joe serve prima loro, due agenti giovani ovviamente del sud Italia, del nord non credo esistano, se non veneti, neanche nei Simpson.

    Uno dei due poliziotti va in bagno, io pago, saluto Joe ed esco.

    Sto per salire in macchina, mi chiedo quanto sarebbe a rischio la mia patente se guidassi, quando vedo un poliziotto trascinare fuori dal locale uno dei fighetti e urlargli contro: "Minchia, neanche assicurarsi di non essere visto, come se pippare fosse normale, adesso fai un giro con me in questura". Il ragazzo prova a giustificarsi:

    "La porta è rotta, non si chiude"

    Io sorrido e salgo in auto e sparisco.

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    felini e spiriti

    Runa ronfava tranquilla. Runa era un gatto femmina. era grigia e tigrata con il dorso bianco. Egli aveva la mente che gli ronzava,ma,non riusciva a ronfare o russare tranquillamente quella notte. pensieri ossessivi gli si muovevano tra le sinapsi. pensava a Genni come alle altre donne! pensava ai suoi rapporti con le donne e tirò le somme:la sua fortuna con le donne lo spingeva,con fare molesto,v... Altro...

    Runa ronfava tranquilla. Runa era un gatto femmina. era grigia e tigrata con il dorso bianco. Egli aveva la mente che gli ronzava,ma,non riusciva a ronfare o russare tranquillamente quella notte. pensieri ossessivi gli si muovevano tra le sinapsi. pensava a Genni come alle altre donne! pensava ai suoi rapporti con le donne e tirò le somme:la sua fortuna con le donne lo spingeva,con fare molesto,verso l omosessualità. 

    i suoi affetti più intimi risiedevano nei gatti e gli andava bene cosi. conviveva con due bellissimi felini ed si sentiva più che compensato affettivamente… era la vita sessuale che Egli sentiva eccessivamente triste e solitaria.

    Runa,prima di riaddormentarsi e non dare più segni di vita per altre sei ore, alzò lo sguardo e lo poggiò su di Egli,giudicandolo con fermezza e cognizione di causa. Egli si senti giudicato ed ando a riempire le ciotole. 

    Egli sapeva che Runa non lo stava giudicando per le ciotole semi vuote. (Egli sapeva che Runa sapeva,ma,Egli era conscio di ignorare cosa Egli stesso avrebbe dovuto sapere,dopotutto,Egli pensò:soldi e non sapere direbbe oggi Socrate.) Runa sapeva e giudicava,mentre Tike probabilmente avrebbe potuto applicarsi di più. Tike giudicava veramente male Egli soltanto quando la ciotola era vuota. 

    la sua vita sentimentale era traboccante di gatti ! aveva anche qualche buon amico con cui parlare. aveva altri amici con cui parlare di gatti. talvolta capitava che Egli parlasse ai gatti dei suoi amici . 

    Runa si alzò dalla sedia ed andò in cucina,fece uno spuntino dalla ciotola piena e si mise a fissare il suo coinquilino umano che stava facendo i piatti , la gatta provava quasi compassione per quel umano che la aveva fatta sterilizzare . 

    Tike entro placido e sicuro e si diresse verso la ciotola . 

    Runa e Tike miagolarono ad una figura che Egli non vide,ma,dalla quale si senti sia abbracciato con calore che inquietato. 

    la figura inquietante era quella di un certo Fabio,un amico di Egli quando era in vita. Fabio è una delle tante vittime della economia moderna ed è morto suicida. il morto si faceva spesso vivo,nel suo piccolo sceglieva le canzoni dallo spotify di egli,spegneva le luci,faceva cadere e rompere oggetti fragili…piccoli gesti d affetto.

    Fabio era uno spirito inquieto ed arrabbiato. quando era in vita è stato anche un valido artista ed artigiano…fatto sta che infestava , con la sue essenza inquieta ed arrabbiata, alcuni oggetti prodotti in vita ed ora in possesso ad Egli. 

    i felini erano molto sensibili a queste presenze e,nonostante gli sforzi del padrone di casa ( poiché,nonostante gli sforzi dei felini, Egli era il padrone di casa e non un semplice coinquilino ) era sempre affollata. i felini erano molto sensibili ed abbastanza socievoli con queste presenze,di fatti giocavano spesso con queste e talvolta le cacciavano. 

    Egli era una persona relativamente sociale . lo definisco “relativamente sociale” perche non era un misantropo ma nemmeno una persona particolarmente aperta. socializzava con i gatti più che con le persone . con le persone vive , per dirla tutta , aveva qualche inibizione e timidezza , mentre , con le persone morte riscontrava spesso il loro mal umore sotto varie forme : lampadine che esplodevano , fiamme delle candeline alte fino al soffitto , incensi che si accendevano da soli , gatti che partivano in monologhi miagolando al muro , oggetti che si sbriciolavano da soli … per non parlare dei tentativi di possessione od almeno le sensazioni cinestetiche . 

    Egli preferiva di gran lunga la compagnia animale a qualsiasi forma di compagnia umana . gli umani avevano manie di protagonismo (anche i gatti) , gli umani sono approfittatori ( anche i gatti ) , gli uomini si fanno la guerra ( i gatti ne fanno decisamente meno ) , gli esseri umani spettegolano del prossimo ( probabilmente lo fanno anche i gatti , ma , Egli non li capiva cosi bene ) … 

    Fabio,il morto,come molti altri suoi colleghi defunti,andava spesso a rompere le pall…,andava spesso a manifestarsi con i vivi. il nostro fantasma si era specializzato in lampadine. riusciva a fare sbalzi corrente cosi intense e ripetitive da fare saltare anche le lampadine alogene ed al neon , con le lampadine al led si adoperava fino a che non saltava qualche filo e , questo virtuosismo , gli era di vanto tra i defunti della casa. il nonno di Egli (defunto anche esso) era un burlone e “viveva” la competizione con Fabio … Il nonno Orgio faceva dissaldare i fili degli elettrodomestici , e faceva telescrittura usando Egli come mezzo per scrivere lettere d amore ad ignote. 

    la vita di Egli era già sovrafollata . più che socializzare con amici avrebbe dovuto conoscere più psichiatri od esorcisti . 

    Runa tornava dalla sua ronda alle quattro passate quella notte. si mise a miagolare alla porta di entrata ed Egli . svegliandosi , andò ad aprirle . Runa salutò Egli ed entrò in casa. lui la sgridò facendole notare che l altra porta era aperta e poteva fare a meno dei svegliarlo e , Tike venne in cerca di uscire dalla porta dalla quale Runa era appena entrata . 

    Egli, carico di sonno si innervosì e,Fabio cercò di cogliere l occasione per entrare nel varco di rabbia ed entrare nel padrone di casa . Fabio , da morto , imparò presto ad usare la propria energia emotiva preponderante per manipolare la concretezza dei vivi ed i vivi stessi. il fantasma sfruttava la propria inesauribile rabbia per manipolare la materia, facendo esplodere anche le lampadine ,e, per entrare in risonanza con la rabbia dei vivi. entrare in risonanza con le emozioni dei vivi significava essere immersi in tale onda emotiva e riuscire a sfruttare se stessi come onda e di conseguenza l emotività stessa…lo spirito diventava “rabbia senziente” e riusciva a manipolare le persone vibrando nella rabbia di queste. immaginatevi il potenziale"posseduto" come un contenitore di liquidi,come un secchio. al fantasma comune non basta riempire il secchio,non gli sarebbe sufficiente per influenzarlo. al  fantasma comune,per influenzare concretamente il secchio od almeno la sua temperatura , serve influenzarne il contenuto. i fantasmi più bravi riescono a manipolare i canali come burattini; non solo entrano in risonanza con i fili dei loro burattini”armonizzandosi con il contenuto del secchio”e le emozioni,ma,li manipolano a proprio piacimento. 

    hai mai posseduto una persona? 

    rabbia e rancore era la forza di Fabio che da vivo camuffava da ostinazione. un virtuoso artista ostinato in vita quanto un esperto della rabbia e del rancore da morto,Fabio,si fece subito strada come “spirito infestante” sfruttando le energie che lo hanno accompagnato in vita e scortato alla fine,le energie che sfruttava per manipolare la vita da morto,di fatti,erano il rancore e la rabbia che gli hanno fare quel nodo scorsoio. 

    Fabio era veramente incazzato,ma,non me la sento di dargli torto. aveva i suoi buoni motivi per avercela con vita,anzi,direi che era persino bravo ad andare avanti nel ultimo periodo. altri potrebbero dire”non me lo aspettavo che proprio lui…”,io,invece,non ne sono rimasto sorpreso. la mia mancanza di sorpresa mi ha fatto sentire in colpa ma io stesso ho sorvolato,non sono responsabile della sua morte;ammetto che avrei potuto fare di più quando era in vita,avrei potuto farlo stare un po meglio,ma,non lo ho fatto stare peggio. 

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    Galatea

    Jack era in una fumeria d oppio assieme a Blasfer, i due stavano svuotando pipe come se queste riempissero i loro stanchi animi, i due, in silenzio in mezzo al caos e soli in mezzo alla folla, tenevano accese le loro pipe come se queste fossero il bracere delle proprie speranze.Jack, in realta, stava fumando solo dell ottimo tabacco. Jack non sapeva l origine del mal umore di Blasfer, ne,tra ... Altro...

    Jack era in una fumeria d oppio assieme a Blasfer, i due stavano svuotando pipe come se queste riempissero i loro stanchi animi, i due, in silenzio in mezzo al caos e soli in mezzo alla folla, tenevano accese le loro pipe come se queste fossero il bracere delle proprie speranze.

    Jack, in realta, stava fumando solo dell ottimo tabacco. 

    Jack non sapeva l origine del mal umore di Blasfer, ne,tra l altro, conosceva l origine del proprio oscuro, profondo ed abissale stato d animo. Non stava bene Jack quella sera, si sentiva in lutto e non voleva neppure scoprire per cosa, in quel momento voleva solo alzare una nebbia sull abisso delle proprie emozioni e quindi era nel posto giusto, al momento giusto e con la compagnia giusta.

    Jack ebbe un erezione mentre socchiudeva gli occhi tristi ed iniziava a sorridere...gli stavano affiorando alla mente dei bei ricordi riguardanti una sua affezionata amica sacerdotessa di un tempio che frequentava, il culto di quel tempio era rivolto all amore per la vita, l universo e tutto quanto! Tutto è bellezza e, se la bellezza non è tutto, è, in ogni caso, in tutto.

    L amore fisico, per quel tempio, era ESPRESSIONE d amore e bellezza al pari di coltivare un fiore prezioso come dipingere un quadro... Come in ogni religione, ci sono sono fanatici! Le sacerdotessa di quel tempio non era fanatica ne di giardinaggio ne di arte, e, con grande dispiacere di molti suoi discepoli, non era sufficientemente fanatica in modo attivo neppure nell amore fisico. Tuttavia sapeva farsi amare col puro e semplice suo esistere, e, Jack non le nascondeva aperta ammirazione.

    Quella Sera jack socchiuse gli occhi per pochi secondi e vide la sua amica al di la di due palpebre stanche. La vide sulla riva di un laghetto.

    Lei lo aspettava scalza, quando jack arrivo e la abbraccio quasi in lacrime.. Lui era triste e non capiva il perche, era felicissimo di vederla!

    La abbraccio a lungo ed in fine le disse, allentando l abbraccio, "ciao amica mia", Lei rispose sorridendo "sono tua amica, ma, sono Galatea, la protettrice del tempio. Ho bisogno di farti una domanda : tu affermavi che esistono persone che sentono i pensieri e le loro energie, mi spieghi?

    Jack e Galatea stavano passeggiango nei pressi del laghetto, era una tiepida mattinata primaverile, "tu che affermi di sentire le energie emesse dai nostri pensieri, spiegami..." disse Galatea.

    Jack si fermo in Riva al piccolo lago meditabondo , si mise scalzo, prese per mano Galatea e la accompagno al centro dell acqua.

    Le vedi le onde? Chiese Jack indicando le piccole onde circolari che si formavano attorno alle ginocchia immerse della dea, "immagina che le onde siano I tuoi pensieri e che questa pozza d acqua sia l universo" Jack si mise di fronte alla deipara, "le onde che io creo sono I miei pensieri, pensieri che interagiscono con I tuoi e che toccano anche te"... Cadde un sasso dall alto che fece muovere uleriormente l acqua la quale si stava lentamente calmando, "qualcuno ti sta pensando" riprese Jack, non si sa da dove venga questo pensiero/energia, ma, questo pensiero si sta muovendo in questo universo e tocca l origine dei tuoi pensieri, te, oltre a modificare le onde che tu crei. "

    Jack si mise a pochi centimetri dalla dea e le riprese la mano, stava sfiorando con le proprie labbra le labbra di lei.

    LA stava guardando nei suoi divini occhi e le disse" li senti I miei pensieri ora? La mia energia che condiziona la tua e che desidera sfiorarti in questo universo di infinite possibilita ed Infiniti pensieri?in realta non ti posso influenzare, ma, essendo noi due, come tutto il resto, fatti della stessa sostanza :l acqua, l universo, il pensiero divino come... Come la semplice esistenza... Essendo noi fatti della stessa sostanza, se uno dei due si muove, si muove tutto anche nell altra.

    Non importa quanto distanti si sia col corpo, se si e vicini nell universo dei pensieri, anche l altrui pensiero si muove.

    Galatea disse: i pensieri sono tutti sulla stessa superfice?

    Jack le diede un dolce bacio sull angolo della bocca, poggio le proprie labbra dove terminava il suo sconfinato sorriso, poi, fece un passo indietro e si inginocchio appoggiandosi col ginocchio destro al fondo del lago. Era immerso fino all ombelico nell acqua tiepida mentre il sole la scaldava non timido, ma, presente e discreto.

    Jack immerse le mani dell acqua e le diresse con forza verso i piedi della dea formando un onda subacquea che glieli accarezzava, "i pensieri vanno molto in profondita... Toccano tutto cio che siamo" con le mani vicinissime a sui piedi comincio a fare onde sempre piu vicini a questi,arrivando ad accarezzargliene uno, "i pensieri, come ogni energia, ha varie profondita e varie densita", le diceva finche le proprie mani salivano piano le caviglie, "in questa acqua scorrono I nostri pensieri e noi siamo fatti anche di pensiero: nella nostra identita, nelle nostre idee, nel nostro emettere e ricevere in relazione al tutto". Le mani forti e gentili di Jack Chuck Mc Pachiock le stavano ancora accarezzando le gambe ed ormai stavano per uscite dall acqua. Le stava accarezzando la parte interiore delle ginocchia a pelo dell acqua mentre la guardava negli occhi, e, continuando a scorrere verso l alto con le proprie mani arrivando alle cosce, ricomincio a parlare fermando le mani, "il tuo essere, al di fuori del pensiero ed al di la dei pensieri, si" muove "con meno freni e meno contaminazioni, come puoi sentire e anche piu sensibile e ricettivo... Ascolta, ora, la mia essenza che scorre sulla tua senza piu alcun filtro".

    Jack, con un dolce sorriso sulle labbra e con gli occhi illuminati da una visione senza paragoni, le stava accarezzando ora gli interno coscia .

    LA dea gli sorrideva ascoltando la voce del suo interlocutore e le mani del suo ammiratore.

    Jack scorse ancora piu su con le proprie mani, con esse arrivo fino a quasi l inguine e poi viro all esterno sui fianchi di Galatea, ora erano in piedi l uno di fronte all altra.

    Le mani dell insegnante improvvisato salirono lente sfiorandole la schiena quasi abbracciando la dea, le accarezzarono il collo e poi il volto.

    Jack Chuck avvicino la propria bocca all orecchio li Lei, soffio con delicatezza Sul suo lobo e le suggeri all orecchio, "il pensiero non e tutto, esiste anche qualcosa di piu forte e... Questo qualcosa scorre in me come in te ed e l essenza di tutto l esistere, non so dare un nome a questo qualcosa, ma, piu del pensiero, questo qualcosa, ci spinge a vivere ed agire.

    Le bacio l orecchio, le bacio la guancia, le bacio la bocca, la abbraccio. 

    Jack Chuck Mac Pachock apri gli occhi e vide l espressione serena del suo amico che lo guardava avvolto nella fitta nebbia del fumo origine della sua serenità. 

    Blasfer disse a Jack : ora sono un altro, ora sono un uomo rilassato e consapevole,penso libero come l aria che respiro densa attorno a noi ora. ma, anche tu, amico mio, sei diventato una altra persona tra quando hai chiuso a quando li hai aperti...

    Devi dirmi qualcosa? Dove sei stato al di là dei tuoi occhi chiusi? Dentro di te o al di fuori del cielo? 

    Il Pachock rispose con espressione triste e tono deciso : sono stato in una parte di me al di là del cielo. E devo dirti che devo andare. È successo qualcosa. 

    Blasfer disse con una serenità che sembrava essergli appartenuta da sempre ma che non aveva mai visto nessuno in lui, nemmeno egli stesso : verrò con te, se posso esserti utile. Ora la nebbia è al di fuori della mia mente ma all interno di questo luogo. 

    Andarono. Jack sapeva dentro di sé, ma, non voleva sapere, tuttavia, non poteva ignorare che voleva fare qualcosa al proposito di ciò. 

    Andarono al tempio con passo deciso della cara amica apparsa in sogno . Un passo che da dell occhio tra la folla che si muove veloce ma non altrettanto. Un passo che trovo un solo ostacolo, una signora matura che fermo JackChuck mettendo gli la mano sul petto e chiedendogli, con la calma ed il flemma e la sicurezza di se di chi crede di essere l unica ad avere capito qualcosa dalla vita, disse : dove corri giovanotto, é inutile che corri per strada, magari intralci la strada a qualcuno con le tue corse, non ci hai pensato? Chi ti credi di essere, giovanotto? Guarda che siamo tutti sulla stessa barca e tutti moriamo! 

    Blasfer si mise tra la diversamente simpatica signora e ed il capo fila ed amico Jack rispondendo :lei, simpatica e bendisposta signora... Vada pure a morire lentamente, noi corriamo a vivere. 

    La spinse e riprese più forte la corsa male dicendola ad alta voce e bestemmiando. 

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  • Indagine su Mozart

    E' possibile che il più grande compositore di tutti i tempi sia morto, ucciso da una improbabile congiura ordita da un giovane principe, un mercante senza scrupoli e un medico ciarlatano? Ho provato a immaginare un mistero dietro la morte di W. A. Mozart, ma anche a descrivere il passaggio di potere da quello del sangue, la nobiltà, a quello del denaro, la borghesia. Nel mio romanzo breve ho pro... Altro...

    E' possibile che il più grande compositore di tutti i tempi sia morto, ucciso da una improbabile congiura ordita da un giovane principe, un mercante senza scrupoli e un medico ciarlatano? Ho provato a immaginare un mistero dietro la morte di W. A. Mozart, ma anche a descrivere il passaggio di potere da quello del sangue, la nobiltà, a quello del denaro, la borghesia. Nel mio romanzo breve ho provato a inserire l'arrivo delle idee della rivoluzione francese e quelle dell'Illuminismo nella società di fine settecento, tutto questo nell'ambito di una indagine su un presunto assassinio del compositore.

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  • La versione di Messalina

    Si tratta della biografia romanzata di Valeria Messalina, moglie dell'imperatore Claudio. Gli storici l'hanno descritta come una mangiatrice d'uomini, una specie di ninfomane, ma siamo sicuri che era proprio così? Se un vostro nemico raccontasse la vostra vita, come vi descriverebbe: belli e buoni o forse brutti e cattivi? Forse i fatti della vita di questa donna sono andati come ho scritto io, n... Altro...

    Si tratta della biografia romanzata di Valeria Messalina, moglie dell'imperatore Claudio. Gli storici l'hanno descritta come una mangiatrice d'uomini, una specie di ninfomane, ma siamo sicuri che era proprio così? Se un vostro nemico raccontasse la vostra vita, come vi descriverebbe: belli e buoni o forse brutti e cattivi? Forse i fatti della vita di questa donna sono andati come ho scritto io, nel romanzo breve che ho pubblicato su Amazon, chissà...

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    La zona in nero Vol. 1

    Brugherio, 2014. Federico Galimberti è appena ritornato in città dopo un anno trascorso in Romania per lavoro. Viene a sapere che, in un bosco nelle vicinanze, è stata scoperta una fossa contenente ossa umane, oltre a pochi resti di effetti personali, appartenenti ad un numero imprecisato di persone. La stampa parla di un assassino seriale. Lo ha battezzato lo Scarnificatore, perché lascia le ... Altro...

    Brugherio, 2014. Federico Galimberti è appena ritornato in città dopo un anno trascorso in Romania per lavoro. Viene a sapere che, in un bosco nelle vicinanze, è stata scoperta una fossa contenente ossa umane, oltre a pochi resti di effetti personali, appartenenti ad un numero imprecisato di persone. La stampa parla di un assassino seriale. Lo ha battezzato lo Scarnificatore, perché lascia le ossa delle vittime completamente spolpate.Dalle foto sui giornali, Franco, un amico di Federico, riconosce un oggetto appartenente ad una persona del suo passato.Federico e Franco, coinvolgono Rebecca, sorella di quest’ultimo e altri due amici, Alessio e Martina, ed iniziano un’indagine parallela a quella ufficiale.Scoprono così che l’omicida è attivo da decenni, almeno dal 1963.E’ davvero un serial killer? O forse una setta segreta di invasati? Il pericolo è dietro l’angolo, perché ad interessarsi ai delitti sono in tanti, e non tutti hanno buone intenzioni.

    Perché ho scritto questo libro?

    Amo la lettura da sempre. Fin da quando ero ragazzo mi sono chiesto cosa si provasse a scrivere un romanzo, a creare una storia e a metterla sulle pagine di un libro. Ho deciso quindi di provare a farlo. Ho scritto di luoghi e cose che conosco e che, in vari modi, sono per me importanti. Ho scritto una storia che parla di amicizia, di dedizione, di coesione come strumenti per combattere la meschinità, l’avidità e l’orrore.

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    Non è più un cuore

    Il mio non è più un cuore. Assomiglia a un oceano  con i suoi abissi, e la superficie colpita dal vento crea onde a cui non è concesso silenzio. Ombre profonde in lotta con flutti dai riflessi lucenti,  una forza che trattiene e l’altra che cerca riva.

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    Le ultime luci

    Come le ultime luci del giorno illuminano la superficie di questo sconfinato mare  così i tuoi occhi guidano i miei verso quell’orizzonte dove si incendia l’ultimo senso.  Solo un attimo,  un attimo prima che le tue labbra inizino a raccontarmi l’amore.

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