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La vita là fuori

La poesia della Crisafulli muove da quello smarrimento d’identità già denunciato da Pier Paolo Pasolini che troverà un suo coerente sviluppo all’interno della silloge, dove si muove una folla di persone anonime, di clochard e derelitti, sui cui volti l’autrice scorge “tutto l’umano che conosco”, cioè quell’ integrità etica ed innocenza vitale, se non anche “storica”, che li distinguono dai potenti del mondo, fabbricanti impudichi di storie di guerre, di terrore e di morte. […] Così empatico è nella scrittrice tale sentimento di compartecipazione che non credo di arrischiare troppo nel definire quella della Crisafulli una silloge d’amore, quale sentimento implicitante svariate sfumature, a partire da quello del rapporto a due, passionale fino allo sfinimento degli ego individuali, per poi irraggiarsi verso tutti gli altri, siano essi vivi o morti, verso gli oggetti, i luoghi, la poesia.
(Dalla Prefazione di Franca Alaimo)

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