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    Vasco ha gli occhi azzurri, di Silvia Mazzocchi

    “Quando avevo cinque anni ogni domenica con i miei genitori andavamo nella casa di famiglia a Montefiridolfi, frazione di poche anime contadine su un cucuzzolo in Chianti. Montefiridolfi era un bucolico paesino campagna vicino alla metropoli di Mercatale Val di Pesa, non ancora balzata nelle prime pagine della cronaca a causa delle vicende del mostro di Firenze. Da Firenze per raggiungere Montef... Altro...

    “Quando avevo cinque anni ogni domenica con i miei genitori andavamo nella casa di famiglia a Montefiridolfi, frazione di poche anime contadine su un cucuzzolo in Chianti. Montefiridolfi era un bucolico paesino campagna vicino alla metropoli di Mercatale Val di Pesa, non ancora balzata nelle prime pagine della cronaca a causa delle vicende del mostro di Firenze. Da Firenze per raggiungere Montefiridolfi servivano una quarantina di minuti di macchina, per me era un viaggio vero. Adoravo andare nella grande casa colonica di famiglia dove c’era la libertà, la Bmx da cross e le ciliegie da rubare sugli alberi. C’erano i miei cugini, i nonni e soprattutto c’era la totale retrocessione di noi bambini allo stato selvaggio. Durante il viaggio da Firenze a Montefiridolfi me ne stavo seduta nei sedili posteriori della Lancia Beta di mio babbo, senza cinture che a quei tempi non usavano proprio, rigorosamente seduta nel centro per guardare la strada, a me la macchina mi ha sempre dato noia. Con i miei genitori ci divertivamo a scegliere le canzoni alla radio. Era prima dei cd, prima di SPOTIFY e nella nostra macchina c’era la radio con la ruzzola per scegliere le stazioni radio. Era bellissimo quando dopo tante attese ti capitava di ascoltare una canzone che ti piaceva, cosa che a me non capitava quasi mai. Avevo appena cinque anni e conoscevo giusto le canzoni dei cartoni animati, Jeeg Robot d’acciaio per eccellenza e come cantanti da grandi mi piaceva un sacco Adriano Celentano, mia mamma era fissata con Azzurro e il Ragazzo della via Gluck. I miei genitori erano più fortunati nel toto-canzoni, a parte le canzoni italiane, da Dalla a Guccini, da Morandi a de Gregori, da Baglioni a Vecchioni - mio zio ci ha frantumato le palle per anni con Samarcanda - amavano anche i Beatles i Rolling Stones come cantava Morandi, altro mito di mia mamma peraltro. Poi un pomeriggio, non saprei dire con esattezza l’anno ma suppongo nei primi anni 80, mentre tornavamo dalla campagna passarono in radio una canzone e mio babbo alzò subito il volume. “Silvia! Ascolta le parole di questa canzone!”

    Mi disse. “Babbo ma questo è quel Vasco Rossi!”

    Lo odio! Ha una voce orrenda e poi lo sai che lui è un drogato?”

     

    Ecco “Vasco ha gli occhi azzurri” di Silvia Mazzocchi edito da Edizioni Il Foglio, in distribuzione da Maggio 2024.

    Era solo una bimba di cinque anni quando suo babbo Giuliano le fece ascoltare “Silvia”. Buffo pensare che lei non voleva proprio saperne di ascoltare “quel Vasco Rossi là”! Suo babbo le ripeteva che doveva ascoltare le parole di quella canzone perché quella “Silvia” era come lei, una bambina che arrivava sempre tardi e stava per diventare grande.

    Silvia cresce ma prima di trovare la fede nel giusto mito attraversa gli anni 80’ accompagnata dalla musica pop di Madonna e dall’amore per John Taylor dei Duran Duran ma è grazie al suo primo fidanzatino che a 13 anni scopre Il Blasco” e lui e la sua musica diventano una droga per lei.

    L’emozionante libro di Silvia Mazzocchi attraverso una fotografia generazionale, ripercorre non solo il successo di un mito come Vasco Rossi, ma permette al lettore di seguirla nella sua straordinaria esperienza da fan: fatica, sudore, la corsa per la transenna in prima fila, la stanchezza, una passione divorante capace di azzerare ogni esigenza fisica.

    Questo, il racconto di un testo che la Mazzocchi regala ai suoi lettori, attraverso una narrazione sincera e diretta. La sua è una ricostruzione altresì epocale, attraverso le mode degli anni 90’ e dei primi anni 2000.

    Una cronologia temporale che la vede protagonista di numerosi concerti sparsi per l’Italia. Un Vasco frizzante e dissacrante, poi pronto a lasciare la vita da rockstar per una vita più ordinaria. Una fascia temporale che vede la stessa autrice perdersi nel vuoto interiore, disciolto solo dall’amore per la scrittura e la musica.

    Un testo che si stringe alla forma diario, e che permette attraverso una narrazione colloquiale, ai lettori di ogni stregua di affezionarsi ad un mito della musica che ancora oggi fa la storia.

    Un racconto sincero, attraverso il quale, l’autrice promette l’identikit di “un suo Vasco”. Un’attesa lunga e faticosa, alla volta del prossimo concerto. Un libro che apre le braccia al tempo, che partendo dagli anni 80’ ripercorre quarant’anni di una passione infinita, che vede Silvia Mazzocchi stretta per sempre al suo Vasco.

    Si può raccontare una passione. Forse No. Perché una passione si vive, si respira, si mastica a grandi morsi e raccontarla è difficile. Eppure in questo libro l’autrice con una dose infinita di incoscienza e follia ci ha voluto provare. Silvia Mazzocchi vuole portarvi dentro la sua passione, forse illogica e insana, ma quale passione degna di questo nome non lo è? Cosa serve quindi per leggere questo libro? Serve il cuore, solo quello. Lasciate ogni buon senso o voi che entrate e lanciatevi, rigorosamente senza paracadute, dentro questa storia. Questa è la domanda che ci pone l’autrice: "Ma voi, l’avete mai seguito un cantante per quarant’anni? Avete mai provato una passione vera, carnale e illogica per lui? Tanto grande da scriverci un libro? Io sì."

     

    Info biografiche:

    Silvia Mazzocchi classe 1975. Irvi75 nel mondo dei social network.

    Professione: Ha un contratto a tempo indeterminato con l’ansia, ma mira a far carriera nel mondo della calma.  Sport praticati: è medaglia d’oro olimpica nel lancio della polemica e argento nel triplo salto carpiato della crisi di nervi.  Lingue parlate: il sarcasmo. Studia da anni la diplomazia, ma non riesco proprio a farmela piacere.

    Dipendenze: burro di arachidi e gorgonzola.  Come combatte i momenti di crisi: aggiunge al carrello. Pregi: Parla troppo, scrive troppo, beve troppo, fuma troppo e dice un sacco di parolacce, ma ho anche dei difetti.  Sogno nel cassetto: il folletto, ma per ora ha investito in altri beni di lusso come la psicoterapia.  Religione: è atea ma dal lontano 1988 prega il suo Dio.  Il sui Dio si chiama Vasco. Vasco Rossi. 

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    «La mia unica vita, la mia vita unica» di Cristina Pisanu

    Cristina Pisanu è un’hair stylist di successo a Thiesi in provincia di Sassari dove è nata e gestisce un salone “Oro y plata” da più di 20 anni. Instancabile lavoratrice e inguaribile ottimista, instaura con le clienti un rapporto speciale, caratterizzato da stima e attenzione. Improvvisamente il 18 novembre del 2018, la sua vita cambia irrimediabilmente: si sente male, con dolori la... Altro...

    Cristina Pisanu è un’hair stylist di successo a Thiesi in provincia di Sassari dove è nata e gestisce un salone “Oro y plata” da più di 20 anni. Instancabile lavoratrice e inguaribile ottimista, instaura con le clienti un rapporto speciale, caratterizzato da stima e attenzione. Improvvisamente il 18 novembre del 2018, la sua vita cambia irrimediabilmente: si sente male, con dolori lancinanti simili a una colica renale, si reca in ospedale e lì inizia il suo calvario. 

    Lotta tra la vita e la morte in terapia intensiva, non sentendosi più abile e in grado di usare le proprie mani e piedi. In quel lungo periodo, ci sarà suo marito Gigi, a sostenerla e assumersi per lei, le maggiori responsabilità, anche verso i loro due figli. Un lungo periodo di coscienza alterata, tra sogni e visioni, in terapia intensiva, non avendo consapevolezza della patologia che la affligge. «Passano i giorni e io sono sempre qui in una situazione borderline. Sogno, immagino, ho delle visioni: luce, buio, persone. Poi il nulla. I medici cercano di risvegliarmi ma non sono molto ottimisti, dopo tre arresti cardiaci e un’intossicazione da farmaci, le probabilità che mi riprenda sono molto basse». È qui che Cristina, con grande resilienza affronta i lunghi mesi in ospedale, con determinazione e abnegazione, sopportando qualsiasi sofferenza, anche l’amputazione di mani e gambe, in maniera stoica e infondendo coraggio ai propri figli. Valeria Sassu, definisce Cristina un “archetipo della rinascita”, la cui storia può ridare linfa vitale a ciascuno di noi, infondendoci un imperituro amore per la vita e un’inesauribile forza per lottare. Un viaggio all’interno e all’esterno di noi stessi. «È nel viaggio vero e proprio che farete i conti in modo improvviso e drammatico, a causa d’ineluttabili incidenti di percorso, con tutte le parti che avete rimosso e scaricato nell'inconscio e che si ripresenteranno sotto forma di Mostri e Demoni Terrificanti».

    NOTIZIE BIOGRAFICHE

    Cristina Pisanu è nata a Thiesi (SS) nel 1976, ha lavorato per vent’anni come hair stylist, dopo numerosi stage all’estero e ha gestito il proprio salone “Oro Y Plata”, fino al 18 novembre 2018, giorno del “tragico incidente” che l’ha costretta a subire la drastica amputazione degli arti inferiori e superiori. Oggi Cristina, è tornata al proprio lavoro grazie a protesi di ultima generazione, sogna una vita all’insegna di una crescente autonomia e si batte per far sì che questa esperienza di rinascita diventi esemplare per chi subisce un ineluttabile destino.

    Valeria Sassu, è nata nel 1975 a Cagliari e si è laureata in Psicologia presso l’Università degli Studi di Cagliari nel 2000. Conseguito il master post laurea in Psicologia Scolastica d nel 2007 si è specializzata in Psicoterapia Bionomica avviando la pratica professionale privata. Dal 2008 lavora come docente continuando ad esercitare la libera professione servendosi nella pratica clinica di metodologie integrate Ipnosi, EMDR, Training Autogeno. Nel 2013 consegue il master triennale in Fitoterapia presso l’Università degli Studi di Sassari. Completa attualmente la propria formazione come Analista Junghiana presso il CIPA Meridionale (Centro Italiano di Psicologia Analitica). È inoltre un’apprezzata scrittrice, coniugando la psicologia con le storie di vita.

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