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"Nina sull'argine", 4 cose che ho amato di questo ro

4 cose che ho apprezzato davvero molto di “Nina sull’argine” di Veronica Galletta (Minimum Fax)

 Prima di tutto: il parallelismo riuscitissimo tra il cantiere e la vita, tra i lavori per la realizzazione di un argine di cui la protagonista, Caterina, è direttrice e lo smottamento psicologico in cui questo romanzo ci accompagna.

 Secondo: il modo delicatissimo di parlare dell’essere una professionista donna in un settore in cui dominano gli uomini, senza cadere mai nello scontato, senza sconfinare nel pietismo o nelle banalità trite e ritrite. E soprattutto, senza volerne parlare per forza: la questione non è senza dubbio fondante la storia, ma è un dato di fatto, qualcosa che una donna vive tutti i giorni e affronta.

 Terzo, il tema dell’eterno fluire, rappresentato dal fiume, del cercare di arginare, non solo le esondazioni dell’acqua, ma anche quelle dell’anima e quello che ci viene portato via, nonostante il tentativo di trattenerlo, nonché quelle che dobbiamo per necessità imparare a lasciare andare, nonostante di tutto resti traccia.

 In ultimo: un epilogo non scontato. Caterina avrebbe potuto rinascere nel più banale dei modi (con l’amore, per esempio), ma lo fa in modo più vero. Forse non rinasce nemmeno davvero, vive, affrontando i suoi fantasmi, parlandoci, imparando che “le sagome delle persone cambiano, nel tempo e nella percezione che abbiamo di loro” e anche “lei stessa è diversa, trasformata, tirata, allungata, deformata dagli eventi“.

Per tutte queste ragioni, ve lo consiglio davvero. La lettura è forse stata un pochino lenta, ma con il senno di poi ritengo fosse necessario questo tipo di narrazione per scavare nell’anima del lettore.

Per leggere la recensione completa: https://www.eleonoraderrico.it/nina-sullargine-questo-cantiere-che-e-la-vita/

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