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“Le strade non sono state costruite per le auto” – recensione

Un libro pieno di notizie e curiosità su storia del ciclismo, dell’automobilie, della motorizzazione di massa e dello sviluppo delle reti stradali negli Usa e in Europa.

  1. Uno dei pionieri della pubblicità in America fu l’industriale americano delle biciclette, il colonnello Albert Augustus Pope: il suo mantra era: “Pubblicità! Tanta pubblicità! Sempre più pubblicità!”. Fu probabilmente il primo a testare l’efficacia degli annunci pubblicitari, usando come codice diversi indirizzi della sua sede, sempre relativi allo stesso palazzo. Una sua massima era: “qualche pubblicità è meglio di altre, ma tutta la pubblicità è utile”.
  2. Il colonnello Pope fu un vero esperto nei rapporti con la stampa, oltre che un attivo lobbista presso le istituzioni. Inondava sistematicamente la stampa con notizie sulle biciclette e il ciclismo. Inoltre intuì l’importanza di avere buone strade per lo sviluppo del ciclismo urbano ed extraurbano, facendo lobby presso le istituzioni pubbliche per maggiori investimenti sulla manutenzione stradale e per l’uso di sistemi di copertura moderni, come asfalto e cemento invece del pavé o del legno sinora usato nelle città. Fu questo genere di attività di lobby a preparare letteralmente la strada allo sviluppo della motorizzazione che altrimenti sarebbe stata più difficile.
  3. Anche in Europa i primi gruppi di pressione a fare lobby per costruzione e manutenzione delle strade furono le associazioni ciclistiche. Mentre cavalli, calessi e carri a trazione animale viaggiavano molto bene sullo sterrato, le biciclette avevano bisogno di superfici lisce e scorrevoli. Questo portò alla ricerca di nuove tecnologie per pavimentare le strade che, paradossalmente, facilitarono la successiva diffusione dell’automobile, un altro veicolo privato (come la bicicletta) che ha bisogno di manti stradali regolari e scorrevoli.
  4. John Kemp Stanley è considerato il creatore della bicicletta moderna, dandole quell’origine inglese che tanto dispiaceva a Hitler. Nel 1885 creò la Rover Safety Bicycle, con ruote di dimensione identica e con la trasmissione a catena, più stabile rispetto ai modelli con la ruota enorme davanti, primo modello di quel genere ad avere diffusione e successo commerciale. Nel 1888 creò la prima auto elettrica britannica. L’azienda che fondò per produrre biciclette divenne successivamente la casa automobilistica Rover, produttrice di auto come la Land Rover e la Range Rover, un modello che può essere considerato il primo “suv” della storia dell’automobilismo.
  5. La tecnologia della bicicletta fu fondamentale per il successivo sviluppo tecnologico dell’automobile. Per esempio, il cuscinetto a sfera e il pneumatico con la camera d’aria furono inventati per le biciclette. La tecnologia meccanica che stava dietro alle biciclette, per motivi di peso, dimensioni e miniaturizzazione, era probabilmente la più avanzata del XIX secolo. La bicicletta ebbe grosse influenze anche in altri campi: i fratelli Wilbur e Orville Wright, i pionieri del volo “più pesante dell’aria” e dell’areonautica, erano produttori di biciclette.
  6. Hitler odiava le biciclette, per due motivi, uno personale e uno di strategia politica. Il motivo personale era che durante la I Guerra Mondiale il Caporale Adolf Hitler fu portamessaggi in bicicletta, un compito rischioso ma considerato poco affascinante per la retorica propagandistica della Germania Nazista. Inoltre la bicicletta veniva vista come un prodotto dell’industria inglese mentre l’automobile, nella propaganda nazista, era un’invenzione tedesca. In realtà la prima automobile funzionante e di successo era un triciclo, costruito con tecnologia di derivazione ciclistica. Infatti…
  7. La prima automobile funzionante e commercialmente di successo fu creata da Karl Benz nel 1886, pioniere della motorizzazione ma anche appassionato ciclista. Però c’era un problema, per la propaganda nazista. La Patent-Motorwagen realizzata da Karl Benz era un triciclo a motore, costruito con ruote di bicicletta e pezzi di telaio di bicicletta, e tutta la tecnologia dei trasporti più avanzata dell’epoca: la tecnologia ciclistica. Questa eredità tecnologica fu accuratamente cancellata dalla propaganda nazista, modificando le ruote del triciclo nel monumento a Karl Benz, e modificando le enciclopedie dell’epoca. La bicicletta era una tecnologia troppo inglese, e Hitler voleva che l’automobile fosse un’invenzione totalmente tedesca. La passione di Hitler per la motorizzazione di massa fu tale che, come è noto, si interessò e sostenne la realizzazione di una vera e propria “auto del popolo”, la Volkswagen.
La Patent Motorwagen di Karl Benz, chiamata anche Velociped. Evidenti le ruote di tipo ciclistico e la trasmissione a catena, come le biciclette.

“Roads Were Not Built for Cars” di Carlton Reid è un libro storicamente molto approfondito, interessante e piacevole da leggere, pieno di curiosità e di notizie sulla storia del ciclismo e della motorizzazione insieme. Nella percezione attuale l’automobile e la bicicletta sembrano perfetti estranei, addirittura nemici, soprattutto in Italia dove la mobilità viene tuttora progettata secondo schemi arretrati. In realtà dal punto di vista tecnologico e storico bici e auto sono madre e figlia. Senza la tecnologia della bicicletta non sarebbe nata l’automobile moderna, e senza le strade per cui le Associazioni di Ciclisti hanno fatto lobby in vari modi dal 1860 fino alla I Guerra Mondiale, le automobili avrebbero dovuto farsi largo esclusivamente su strade sterrate. Il libro di Carlton Reid è una lettura stimolante per chi si interessa di ciclismo, sia per chi è interessato alla storia dell’automobilismo, perché i due modi di trasporto si influenzano e si intrecciano in sviluppi anche sorprendenti: molti produttori di automobile nascono come produttori di biciclette. Anche in Italia, per fare un esempio, le associazioni di ciclisti nacquero prima delle associazioni di automobilisti: il Touring Club Italiano nacque appunto come associazione di ciclisti – nel suo marchio tuttora c’è una ruota di bicicletta – qualche anno prima dell‘Automobile Club d’Italia. Per chi pensasse che il libro è una ricostruzione di parte, va infine aggiunto che la prima edizione ha la prefazione di Edmund King, presidente dell’Automobile Association, l’Automobile Club inglese. In libro è disponibile in diversi formati: copertina cartonata, brossura, ebook. (È possibile leggere in anteprima gratuita i primi capitoli del libro: meritano la lettura)

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