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Debbie (la strana) e le avventure bipolari del coniglietto RiBES

di Paolo di Orazio II

recensione di Edoardo Montanari

Debbie la strana vive in questa Roma contemporanea che ogni abitante dell’urbe può vedere aprendo la finestra della propria casa, ammesso che abbia la fortuna di averne una. Sporca, caotica, bipolare ammasso di corpi solidi che fanno da sfondo ad una storia alienante, estrema sorprendentemente vuota di persone che non siano i protagonisti ma piena di sangue, allucinazioni, violenze, solitudine ed atarassia.

La Casa editrice Cut Up nella sua Collana Incubazioni che, prosaicamente, include la parola incubo, ha scelto come primo volume Debbie [la strana] e le avventura bipolari del coniglietto RiBES; estremo, morboso, splatter al limite dell’insopportabile.

Devo dire la verità, ho fatto molta fatica a leggere questo libro perché la prosa di Paolo Di Orazio II è trascinante come un flusso di pensieri ma altrettanto complessa e spigolosa. Debbie è un libro che cattura subito il lettore che si trova a camminare sull’orlo della follia assieme alla protagonista, ai capitoli dai numeri Irrazionali, alla morbosità di conoscere l’epilogo, la quadra, la chiave di volta di tutta la storia che, però, non sembra essere finita e conclusa ma pronta a ritornare in un nuovo libro pieno di allucinazioni, inquietudini, proiezioni mentali usate per fuggire da quella realtà che, nel libro e spesso nella vita vera, è ben peggiore della coprofagia o dell’incesto. E’ una follia reale che, come nella fisica quantistica esiste solo quando viene osservata e, una volta distratto lo sguardo oscilla in una perenne vita/non vita, orrore/banalità, Debbie/Vanacura che si sfiorano. Se cercate una storia ordinata con un principio ed una fine, state alla larga da questo libro perché potrebbe portarvi nel mondo di RiBES: un prato, una radura di pace in mezzo agli incubi del mondo che si ritrovano lì, in un batuffolo bianco e con i dentoni.

Ma forse è solo la mia mente che cerca di trovare una linea narrativa coerente, un’immagine rappresentativa di tutto un libro come lo è il clown per IT di Stephen King, un’immagine di speranza che però, io, non riesco a trovare e che non deve esistere, come non esiste nel personaggio di Debbie. Paolo, quanto potrò leggere il seguito e dare delle risposte alle domande che mi si affastellano nella mente?

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