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    “Ukraina- Stranieri amori alle soglie della guerra” di Gabriele

    “Ukraina- Stranieri amori alle soglie della guerra”, edito dall’associazione culturale Il Foglio Letterario a fine agosto del 2022, è stato scritto da Gabriele Lanci. È un romanzo di narrativa contemporanea, le cui vicende narrative sono costruite facendo riferimento a eventi politici che hanno riguardato fatti politici e sociali dell’Ucraina negli ultimi dieci anni.Il romanzo racconta i... Altro...

    “Ukraina- Stranieri amori alle soglie della guerra”, edito dall’associazione culturale Il Foglio Letterario a fine agosto del 2022, è stato scritto da Gabriele Lanci. È un romanzo di narrativa contemporanea, le cui vicende narrative sono costruite facendo riferimento a eventi politici che hanno riguardato fatti politici e sociali dell’Ucraina negli ultimi dieci anni.

    Il romanzo racconta inoltre un’altra tematica intrinsecamente legata alla storia narrativa, è relativa alla realtà delle agenzie matrimoniali ucraine per stranieri a cui si rivolgevano donne del luogo e uomini provenienti dall’Occidente opulento, spesso in età matura e con uno o due matrimoni falliti alle spalle, che speravano di incontrarvi una donna disposta a sposarli ed a seguirli nel loro paese. 

    L’autore Gabriele Lanci ha dichiarato: “Sotto il profilo della realizzazione estetica, ho impiegato sei anni per scrivere il libro, mi sono dedicato con estrema cura al linguaggio, mirando a conferire evidenza plastica, sensibile all’oggetto della mia narrazione.  Il testo è stato sottoposto ad una revisione capillare tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022”.

    L’intreccio vede il protagonista, Luigi Perlini, combattuto nella scelta tra due donne. Sceglie Olya, la più giovane tra le due, una ragazza ventunenne affetta da alcuni anni dal morbo di cron. Con Olya il protagonista dà corso ad un progetto matrimoniale che naufraga mentre si svolgono gli eventi della Rivoluzione arancione nell’inverno del 2004 a Kiev che sono descritti nel primo capitolo.  

    Tuttavia, nonostante l’impegno assai sostenuto nel perseguire l’obiettivo di sposare la ragazza, il protagonista continua ad avere un’oscillazione sentimentale che si risolve in una relazione di amicizia con l’altra donna, la venticinquenne Irina, madre divorziata di una bambina di 5 anni e dirigente di un’agenzia dove lavora con molta assiduità all’organizzazione di viaggi di trasferimento verso i paesi occidentali per poveri emigranti del suo paese.  Il protagonista, sostenuto psicologicamente dall’amica Katya, proprietaria dell’agenzia matrimoniale che col tempo finisce per affezionarglisi, dopo due anni, ormai esausto, si risolve ad abbandonare la sterile relazione con Olya per legarsi responsabilmente ad Irina.  Il penultimo capitolo, ambientato ad Odessa agli inizi di Marzo del 2014, vede Luigi avere una vita familiare stabile al fianco di Irina e con la responsabilità della figliastra di 15 anni e del figlio di quasi 3 anni che la moglie gli ha dato alcuni anni dopo il matrimonio. 

    Nel giorno in cui è ambientato il capitolo si descrivono gli eventi tragici verificatisi a Kiev attorno al 20 Febbraio, ancora assai recenti rispetto all’attualità della narrazione.  Inoltre, attraverso soprattutto l’episodio di un meeting sotto il palazzo dell’Oblast di Odessa dei filorussi, viene posta in rilievo la forte tensione ed il deciso contrasto tra le forze di Euromaidan, che avrebbero assunto stabilmente il governo del paese, e le forze filorusse in crescita nella città e nell’Est del paese che si stavano organizzando e già premevano per ottenere referendum volti a conquistare l’autonomia dal governo centrale ucraino per le proprie regioni. L’ultimo capitolo riguarda una situazione conflittuale tra Luigi ed Irina, dovuto alla decisione della donna di iscriversi all’organizzazione filorussa dell’Odeskaja druscina, gli episodi relativi al 2 maggio 2014 culminati con la strage di Odessa e la decisione condivisa dai due coniugi di trasferirsi nel giorno successivo in Italia per evitare di farsi coinvolgere negli eventi drammatici che sono ancora in corso.

    Sinossi

    “Ukraina - stranieri amori alle soglie della guerra” è un romanzo che si riferisce a personaggi e ad eventi reali, di cui l’autore ha fatto esperienza e su cui si è scrupolosamente documentato, relativi all’epoca che intercorre tra la Rivoluzione arancione del 2004 e i fatti che hanno interessato il paese fino agli inizi della guerra nel Donbass e la Strage di Odessa del 2 Maggio 2014. L’intreccio è basato su una contrastata vicenda erotica che ha a protagonisti Luigi Perlini, un albergatore riminese che si avventura in terra ucraina alla ricerca di una compagna, e due giovani donne che egli conosce in un’agenzia matrimoniale di Odessa tramite la titolare sua cara amica.

    Biografia dell’autore

    Gabriele Lanci è nato nel 1958 a Sant’Apollinare, un paesino agricolo nel Comune di San Vito Chietino, nell’ Abruzzo adriatico. Ha conseguito la maturità al Liceo Classico    V. Emanuele II di Lanciano. Si è laureato in Lettere alla Facoltà G. D’Annunzio di Chieti con una tesi su Guido Morselli (relatori Giacinto Spagnoletti ed Umberto Russo). Dal 1982 inizia ad esercitare la sua professione di insegnante di lettere alle scuole superiori in Piemonte risiedendo in varie località (Domodossola, Novara, Omegna, Torino). Nel 1989 si trasferisce a Riccione, dove prende la cittadinanza nel 1994, e dove insegna al Liceo artistico Fellini e successivamente al Liceo Giulio Cesare di Rimini. Nel 2007 contrae matrimonio ad Odessa con Ludmilla, cittadina ucraina di origine russa, da cui nell’anno successivo ha l’unico figlio Mario. Nel 2008 si trasferisce con la famiglia a Lanciano, in Abruzzo, dove continua l’attività di insegnamento all’Istituto Fermi - De Titta. Nella città frentana è stato socio e poi presidente dell’associazione culturale Rus - Abruzzo, a cui sono state iscritte persone provenienti da paesi dell’ex Unione Sovietica insieme a cui ha promosso varie manifestazioni tese alla diffusione della cultura russa cui sono intervenute autorevoli personalità del mondo dell’università e del lavoro.  Ha pubblicato nel 2009 il libro di narrativa Internet Stories per l’Editrice Maremmi di Firenze e saggi e recensioni accurate di libri per riviste letterarie e culturali di vari editori. Ha curato inoltre l’introduzione a due libri di poesie (Tracce di Roberto Mancini e Malessere sommerso di Mario Micozzi).

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    Poesia e guerra. Il poeta siciliano Vincenzo Calí omaggia l’Ucra

    La memoria storica della letteratura che l’Ucraina ha dato vita nel corso dei secoli e la memoria storica delle sue varie lingue si sono fuse oggi in una coscienza nazionale che ha dimostrato e continua a dimostrare più che mai in questo tragico momento storico, la solidità, la compatezza, la tenacia e la determinazione dei suoi portatori. Il poeta siciliano Vincenzo Calí, vincitore di presti... Altro...

    La memoria storica della letteratura che l’Ucraina ha dato vita nel corso dei secoli e la memoria storica delle sue varie lingue si sono fuse oggi in una coscienza nazionale che ha dimostrato e continua a dimostrare più che mai in questo tragico momento storico, la solidità, la compatezza, la tenacia e la determinazione dei suoi portatori. Il poeta siciliano Vincenzo Calí, vincitore di prestigiosi premi letterari, omaggia l’Ucraina e il popolo degli ucraini con cinque poesie che vogliono sottolineare lo spirito mai domo di un popolo aggredito e martoriato sulla strada del raggiungimento e consolidamento della giusta fierezza della propria memoria storica e linguistica.

    Poche volte si è toccato il tema identitario-linguistico-letterario in relazione all’Ucraina durante questi mesi di guerra. L’impressione è quella che troppi ucraini vogliano chiudere la propria identità in un concetto nazionale limitato, di carattere locale e folklorico. Allo stesso tempo, l’Ucraina si trova a fare i conti con una situazione in cui la lingua dichiarata ufficialmente di stato, che statisticamente gode del sostegno della maggior parte dei cittadini, è quella che sembra essere meno “attraente” come lingua veicolare quotidiana.

    Le poesie di Calí sono toccanti e asciutte, non si perdono in facili retoriche e vogliono contribuire a sostenere la diffusione della cultura ucraina nei paesi europei, con il supporto dell’Unione Europea. Molti sforzi sono stati fatti negli ultimi anni da studiosi in varie istituzioni, ma la politica è ancora cieca e il poeta siciliano dimostra come la poesia in tempo di guerra possa servire e al contempo risultare, impresentabile e come sostiene il poeta ucraino Serhij Zadan, la poesia è un attributo del demonio e paradossalmente aiuta a proteggerci dai crimini e dalle violenze di chi aggredisce, a restare umani, e lo possiamo essere anche solamente soltanto perché custodiamo le Parole che suonano come preghiere.

    La poesia può sembrare inpotente ma quella vera, può essere letale come uno sparo, una bomba, una fucilata. Chi scrive non lo fa per ambire ad uno status di salvatore, ma come Vincenzo Calí, per trascendere se stesso, esiliandosi dall’agonismo poetico e dalla fama.

    Scrivere poesie significa sprofondare “nella materia informe del mondo” come afferma Giuseppe Pontiggia in “Origine” e in tal senso Calí non vuole consolare, né esaltare il proprio nome, ma comunicare, far percepire la letalità della poesia, la sua forza nel rimediare ai disastri del mondo, quando tutto sembra precipitare.

    La mini raccolta poetica di Calí si configura come un blocco omogeneo, articolato su immagini concise ed efficaci che rendono le liriche espressive ed incisive.

    Figli mai resi

    Figlio mio torna

    con brandelli e spoglie,

    rinviate al cuore sacro, il fiore sventrato,

    io madre avvelenata fino al nesso,

    i denti strido tra morso e lutto,

    di vergogna e di pianti che è meglio morire

    che vedere.

    Figlio, mai negheranno l’immago vivido,

    ai mie occhi resta.

    Tu uomo,

    tu anche padre,

    tu cane furioso,

    che pesti dignità e coraggio,

    mai ti vedrò io madre, con occhi parchi,

    mai ti darò io madre, riscatto e fama,

    mai scorderò la tua indole amara,

    mai saprai cos’è grembo e parto,

    mai e mai dolcezza da figlio avrai.

    Tu cane astuto,

    con brandelli e spoglie,

    rendimi il mio,

    il figlio prestato alla patria.

    Tu uomo,

    come puoi negare la vita

    e i figli mai resi.

    Giallo sole, blu eco di cielo

    Vietata al cuore ucraino,

    URSS sempiterno invasore.

    Tornò a sventolare tronfia,

    stretta al cuore,

    col giallo di sole fertile,

    col blu eco di cielo.

    Si levano grida alla pace,

    le guerre vane

    stremate di coscienze abbagliate.

    Sventola stendardo,

    sventola possente sui campi di ghiaccio

    affinchè lo spiro tremante d’amore

    spazzi via l’orrore.

    Granaio d’oro

    Brucia…

    Brucia il granaio d’oro,

    oro d’Europa, di carbone e ferro,

    di doni sotterrati, di prestigio agli allupati.

    Pane e sangue compromessi,

    patriottismo ai cuori acerbi,

    esser vivi prima conta,

    d’un miraggio è libertà.

    Scuote fiera l’armi dello straniero,

    la morte in corsa cala d’ombre sulle fosse colme,

    con scudi umani è l’ illusa meta,

    gli abissi del male ormai sciolti.

    Il coraggio è motore,

    di certezze e d’agire,

    per la vita non temete

    per la morte non tremate,

    della gloria mangerete.

    Lo Zar e la Star

    Menti che mentono,

    divi coscienti dei nuovi tempi.

    L’uno senziente,

    con vigore al dente,

    non crolla a perdente,

    già aspira venti d’Europa,

    con sfottò impudente allo zar è sovente ,

    è una star presidente.

    L'altro potente,

    folle incosciente,

    non perdona niente,

    veleno e spionaggi,

    ingrassa ingranaggi per fasto e risorse ai magnati in corsa...

    Spara uomo incredulo, Zar senza Dio,

    spara che esisto,

    spara che io resisto...

    Vite sospese

    Tra i calcinati massi,

    le schegge ferrose infestanti,

    i corsi tra le case murate per paura,

    i bimbi giocano per strada innocenti,

    incoscienti agnelli al sacrificio.

    A ridosso il fronte

    e l’attesa scalcia fragorosa

    tra ansie e morte,

    tra lingue bugiarde

    quieta lo strazio di parole disattese.

    Russia, chiamala invasore, uccide non per te.

    Sull’autore

    Vincenzo Calì nasce a Milazzo (ME) il 12 luglio del 1973. Da diversi anni coltiva la passione per la scrittura e la poesia. L’amore e la vita nella sua complessità sono le sue muse ispiratrici. La poesia rappresenta per lui il vero modo di mettere a nudo l’“io complesso”, quasi con analisi critica. Vincitore del premio “M. T. Bignelli” per la poesia d’amore (XXI Edizione del Concorso Nazionale “Garcia Lorca” 2010/2011), ha pubblicato in diverse antologie poetiche: Il Federiciano in diverse edizioni (Aletti Editore), ultima nel 2016 e Luoghi di Parole, “Premio Tindari- Patti Agenda Poetica 2010”. Nel 2011 nasce la sua prima raccolta intitolata Vincikalos, seguita da Intro nel 2013 che rappresenta un nuovo ritratto del suo personale cammino, entrambe edite da Aletti Editore. A seguire pubblica nell’antologia poetica Mario Luzi 2012 e Scrivi col Cuore, Poeti Italiani – III Edizione, Granelli di Parole – III e IV Edizione, Lettere d’amore – III Edizione, Unione Mondiale dei Poeti – I Edizione e Vento a Tindari – II Edizione per la Casa Editrice Kimerik. Nel 2018, in concomitanza con l’evento d’arte e poesia “Angeli a Calatagèron”, nasce la sua nuova creazione intitolata MediterrAnima, come percorso evocativo delle tradizioni siciliane e a suggellare l’evento riuscitissimo nella cittadina di Caltagirone. Il nuovo libro riceve oltre centocinquanta articoli su svariati blog e testate giornalistiche italiane importanti, vincendo nel 2019 il trofeo 1° posto del premio “ASAS - sezione B1”, patrocinato dall’Università di Messina. Successivamente MediterrAnima è premiato ancora a “Impavidarte” Biennale della Cultura, concorso “Artistico-Letterario”, patrocinato dell’Università degli Studi di Roma “UNITELMA SAPIENZA”; è 2° classificato al podio, Menzione Speciale al “Premio Comitato di Lettura”, “Premio IRSSAF” dell’Università di Nicosia. Nello stesso anno dona i suoi versi per la mostra fotografica *LiberALia* organizzata dal coworking “Lia Ci Sì” di Barcellona P. G., delle donne libere, dei sogni e di tanto altro, scatti fotografici aventi per soggetto volti di donne siciliane e innamorate della propria terra. Ha donato i suoi versi ai comuni di Caltagirone, Roccavaldina e Sant’Agata di Militello. Nel 2020 omaggia l’artista metafisica Laura Villani con la poesia REM e nel 2021 scrive la poesia Profluvi,tradotta in due lingue, tributo alle opere del grande pittore internazionale neorealista Santiago Ribeiro, cooperando alla realizzazione di un video per il progetto mondiale “New Surrealism Now”, con la partecipazione speciale dell’attore Maurizio Bianucci per la voce italiana (“Premio Crocitti”, che ha preso parte a film come Suburra, Aldo Moro e altre importanti fictions RAI), per la voce inglese “Flows” il prezioso contributo della giornalista e blogger Annalina Grasso. L’arte non si ferma sui social ai tempi della pandemia e il progetto ottiene un grosso successo, con oltre trecento articoli sui giornali di tutto il mondo e centomila visualizzazione sul web. Nell’agosto 2021 presta i suoi versi "Voluttuosi… dal palato ai sensi esplosi" per lo spot pubblicitario del “Medusa Lounge Restaurant” di Milazzo,  sempre nello stesso anno selezionato al concorso "Piccole pesti leggono VI" per Kimerik, con la favola "Momatina e la spazzola magica". Nel 2022 con la favola intitolata " Mumbi e Formichella" dona il suo contributo al progetto  "Le favole degli agrumi", libro la cui parte del ricavato andrà in beneficienza alla Onlus C. D'Agostino.

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    Due parole soltanto sulla pace e sulla guerra…

    Gli antichi detti sulla guerra oggi sono diventati luoghi comuni, ormai abusati. C'è chi dice "se vuoi la pace prepara la guerra" oppure "la pace si ottiene con la guerra" oppure d'altro canto, quelli di parte avversa dicono "se vuoi la pace prepara la giustizia" o, questo motto però è stato coniato recentemente, "se vuoi la pace prepara la pace". In Italia è in atto una minuscola battaglia id... Altro...

    Gli antichi detti sulla guerra oggi sono diventati luoghi comuni, ormai abusati. C'è chi dice "se vuoi la pace prepara la guerra" oppure "la pace si ottiene con la guerra" oppure d'altro canto, quelli di parte avversa dicono "se vuoi la pace prepara la giustizia" o, questo motto però è stato coniato recentemente, "se vuoi la pace prepara la pace". In Italia è in atto una minuscola battaglia ideologica tra putiniani e atlantici, tra interventisti, neutrali e pacifisti. Che poi tutti o quasi aspirano alla pace, ma il vero problema è come ottenerla. Parteggiare faziosamente per una parte o l'altra è una provocazione inaccettabile,  un assurdo gioco infantile. È facile vedere l'orrore della guerra e farsi prendere dall'emotività. Più difficile è ragionare su come ottenere la pace e accordare la mente al cuore, come scriveva anni fa il grande poeta Mario Luzi, perché in questi casi la risposta di pancia così come il freddo raziocinio sono estremamente dannosi. Che poi teoricamente e in via del tutto astratta è vero che chiunque può contribuire alla pace, ma realisticamente parlando la stragrande maggioranza degli italiani non fa niente perché non pensa di poter far niente. Nessuno vuole combattere a fianco degli ucraini. La maggioranza degli italiani è contraria anche all'invio delle armi in Ucraina. È comprensibile. Così come è comprensibile che pochissimi ospitino degli ucraini in casa perché in fin dei conti sono sempre degli estranei e inoltre la maggioranza degli italiani vive in ristrettezze economiche. Non è quindi solo questione di diffidenza, di convenienza, ma anche di disponibilità economica. Ecco allora che alcuni, essendo impossibilitati a fare di più, fanno delle piccole  donazioni via telefono oppure portano viveri e abiti alle associazioni di beneficenza. Io me lo sono chiesto spesso: cosa posso fare concretamente per aiutare gli ucraini? Il mio contributo sarebbe così infinitesimale da essere inessenziale. E poi sarei sicuro di contribuire veramente alla giusta causa? Cosa posso fare io che sono disoccupato e che sono solo una goccia nel mare? Nel frattempo la crisi economica si fa sentire, morde gli italiani, che si sentono anch'essi aggrediti economicamente, lavorativamente e percepiscono il futuro come una grande incognita. Gli italiani, salvo eccezioni, sono solidali al popolo ucraino. Allo stesso tempo però vedono il perdurare della guerra come un ulteriore loro  impoverimento. Forse Draghi è stato troppo sbrigativo a dire la pace oppure il condizionatore. Forse ha semplificato troppo, anche se un uomo nella sua posizione deve essere pragmatico e realista. Poi se entriamo nel dibattito sul fare la guerra, sull'aiutare o meno militarmente gli ucraini, sull'inasprire o meno le sanzioni allora la faccenda si complica enormemente. Dovremmo essere informati, ma come distinguere il grano dal loglio nell'informazione con tutte le fake news che girano? Dovremmo fidarci degli esperti, ma chi sono i più obiettivi, i più saggi? Così quasi tutti finiamo per andare a caccia di opinioni sui social nella nostra bolla. Essere informati è un diritto che in questo villaggio globale diventa quasi un obbligo, per primo motivo  perché anche noi italiani siamo collegati e direttamente interessati alla guerra, per secondo motivo perché molti non devono rimanere a corto di argomenti in questi talk show improvvisati al bar  tra amici o in ufficio con colleghi e superiori. Il rischio per alcuni è quello di fare scena muta, di perdere la faccia, dato che nelle discussioni accese tra ignoranti (nel vero senso della parola, ovvero di coloro che ignorano le cose) bisogna sempre avere la meglio.  Magari alcuni si infervorano, si arrabbiano nelle discussioni tra amici, dimenticandosi che poi alla fine oggi più che mai in questo bombardamento di notizie vige più di ieri il detto socratico "so di non sapere". Ogni volta che si parla e si scrive della guerra bisognerebbe mettere le mani avanti e ammettere la nostra ignoranza (anche se scusa non richiesta, accusa manifesta). Cosa sappiamo veramente della guerra con tutte le fare news che girano? E cosa non sappiamo della guerra con tutta la censura, i giochi di potere, i calcoli politici, gli equilibri geopolitici che vi stanno dietro? Credete davvero che la realtà della guerra e le sue atroci verità vi verranno date così di primo acchito dai mass media? Allo stesso tempo dobbiamo difenderci strenuamente dal complottismo. Oggi purtroppo buona parte della controinformazione è diventata disinformazione. Mai più di oggi la verità viene mischiata alla falsità oppure una verità seppur parziale viene subito dimenticata perché sostituita con un'altra piccola verità o con una bugia. L'informazione e la disinformazione formano un grande calderone. I potenti approfittano di tutto ciò e la maggioranza  ciurla nel manico. E poi mi viene spontanea una domanda: se approfondissi l'argomento sulla guerra e mi documentassi a chi gioverebbe? Probabilmente non gioverebbe a nessuno. Nel web sono  diventate virali queste battute: "vi preferivo virologi" e "da improvvisati virologi a improvvisati esperti di geopolitica e di strategie militari il passo è breve".  Non gioverebbe neanche  a me stesso informarmi accuratamente e neppure a chi mi vive intorno. Forse vivrei anche più angosciato. Forse per me sarebbe addirittura deleterio. Preferisco allora un'ignoranza pressoché abissale.  Detto questo ogni giorno o quasi mi limito ad aggiornarmi leggendo qualche articolo di giornale, guardando un telegiornale, ascoltando dieci minuti (non di più) un talk show.  Devo naturalmente ascoltare se e quando questo orrore finirà,  se c'è il rischio di una minaccia nucleare. Ma a onor del vero non c'è solo questo lato umano in me, c'è anche un'esigenza di natura intellettuale o pseudo tale. Chiedo venia ma non ne posso fare a meno: ognuno al giorno d'oggi è chiamato a farsi un'opinione su tutto, anche se poi la propria opinione è presa totalmente a prestito da qualche giornalista autorevole oppure è un riassunto rabberciato di input ricevuti dal mainstream.  Insomma esprimete pure ciò che pensate, ovvero ciò che vi inducono a pensare. Dite pure la vostra, ovvero l'idea che ingenuamente pensate di esservi fatta  ma che in realtà vi hanno cucito addosso. In ogni caso l'autonomia di pensiero è quasi impossibile per il cittadino comune.  In ogni caso non pensate di pensare. Però se interpellati, se chiamati in causa accingetevi a fare finta di pensare. 

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    Sulla guerra e la distrazione…

    Dicono che dobbiamo stare seri perché c'è la guerra e la situazione è drammatica.  Ma allora prima di questa guerra in Ucraina le altre guerre non valevano niente? Non valevano niente quei morti e quelle tragedie? Allora perché vi sentivate in diritto di ridere e scherzare e ora no? Le guerre dimenticate ma reali nel mondo non valevano niente? Non vi riguardavano? Non eravate parte in cau... Altro...

    Dicono che dobbiamo stare seri perché c'è la guerra e la situazione è drammatica.  Ma allora prima di questa guerra in Ucraina le altre guerre non valevano niente? Non valevano niente quei morti e quelle tragedie? Allora perché vi sentivate in diritto di ridere e scherzare e ora no? Le guerre dimenticate ma reali nel mondo non valevano niente? Non vi riguardavano? Non eravate parte in causa allora? Perché non eravate minimamente coinvolti? Sembrerebbe che ci siano allora guerre di serie A e guerre di serie B. Su certe guerre non vengono mai accesi i riflettori. Adesso i mass media ci marciano su. Vogliono occupare la mente dei telespettatori con la guerra. Gli italiani non possono distrarsi. Devono dimostrarsi a tutti i costi empatici, partecipativi. In realtà i mass media spettacolarizzano e strumentalizzano la guerra per fare audience, per vendere pubblicità. Guardateli nei talk show come fanno finta di azzuffarsi come galline, mentre in realtà sono tutti prezzolati e tutti culo e camicia! Putiniani e filoatlantisti sono lì per fare scena. E poi se tutti devono essere seri perché le televisioni generaliste non chiudono le loro trasmissioni di intrattenimento e varietà? Dimenticavo forse che per business è lecito fare i cretini. Ognuno deve fare la sua parte, si diceva un tempo. Ora il mondo è cambiato: ora ognuno deve recitare la sua parte. Ognuno deve fare il suo show. Invece voi siate voi stessi, siate autentici. Scherzate con gli amici, lasciatevi andare alle battute, anche se questi non sono tempi buoni fate i buontemponi. Andate al bar, ritrovatevi,  prendete una boccata d'aria fresca (perfino i detenuti hanno giustamente la loro ora d'aria), parlate tra voi, non vi immalinconite. L'economia deve girare. Non si può fasciarsi la testa prima di averla battuta. Bisogna vivere, non limitarsi a sopravvivere! Ricercate l'allegria e poi amate, se avete qualcuno o qualcosa da amare. Se ci fosse realmente una escalation di violenza e Putin scatenasse una guerra nucleare questi potrebbero essere i nostri ultimi momenti, se va bene i nostri ultimi momenti di normalità. Potremmo rimpiangere allora il nostro tempo libero sprecato. La preoccupazione di noi cittadini qualsiasi non conta niente, non influisce minimamente sui grandi eventi della storia. Una eccessiva preoccupazione oltre a essere inutile e ininfluente è estremamente deleteria per il sistema nervoso. Se avverrà l'Apocalissi abbiamo il diritto di morire quasi felici, quasi inconsapevoli  (tanto sapere troppo non serve a niente). Che senso ha morire pieni di paura e informati? Le cassandre strapagate a ogni ospitata non serviranno a niente: solo a creare allarmismo inutile, a creare ansia, psicosi. Certi/e opinionisti/e televisivi/e riescono solo a non farci vivere dignitosamente quelli che potrebbero anche essere i nostri ultimi momenti tranquilli. Va bene morire per una bomba atomica,  ma non per troppa preoccupazione e serietà! Come scrisse Gerardina Trovato in una sua canzone: "Chi non ha paura di morire muore una volta sola". Era vero un tempo per la mafia. Ora questa frase è valida per la guerra. Ma voi state seri, come vi ordinano di fare. E ricordate che è peccato mortale ora scherzare sui social o postare foto mentre siete al ristorante. Così vogliono i mass media, così vuole lo show business! Ma perché c'è chi costantemente deve decidere i nostri atteggiamenti mentali nei confronti dei grandi eventi e più in genere della realtà? Siate autentici e autonomi! Essere solidali al popolo ucraino non significa stare sempre seri. Potrebbero essere i nostri ultimi giorni: cercate di divertirvi.

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    Sulla guerra e sugli eschimesi…

    La guerra in Ucraina mi spinge a fare queste riflessioni. Sono troppe le guerre nel mondo. La pace è solo episodica. È solo un'eccezione. Sono molteplici i fattori che fanno scaturire una guerra: ideologici, nazionalistici, etnici, economici, religiosi. Ma alla fine tutti vogliono appropriarsi del potere. Sono molte le guerre dimenticate nel mondo perché i mass media in genere si occupano solo ... Altro...

    La guerra in Ucraina mi spinge a fare queste riflessioni. Sono troppe le guerre nel mondo. La pace è solo episodica. È solo un'eccezione. Sono molteplici i fattori che fanno scaturire una guerra: ideologici, nazionalistici, etnici, economici, religiosi. Ma alla fine tutti vogliono appropriarsi del potere. Sono molte le guerre dimenticate nel mondo perché i mass media in genere si occupano solo di ciò che riguarda i paesi industrializzati e non l'Africa o l'Asia. Nessuno sa con esattezza quanti siano stati i civili morti in Ruanda a opera dei guerriglieri del generale Aidid. Soprattutto il continente africano si distingue per una geopolitica in perenne mutamento e proprio per questo motivo è più soggetto ai conflitti. Spesso si tratta di gruppi ribelli che vogliono esercitare l'autodeterminazione del proprio popolo e ottenere l'indipendenza. In Medio Oriente si spera che finiscano finalmente le ostilità e che si arrivi alla pace. Nel 2012 è stato riconosciuto lo stato della Palestina. Prima di allora ci sono stati attentati e eccidi. Mi ricordo ancora della guerra dei sei giorni nel 1967 e poi anche gli omicidi dell'Olp. Ultimamente c'è stata la recrudescenza. Altri morti. Centinaia di morti. I telegiornali hanno ricominciato ad aprire con le notizie da Israele. Da una parte Hamas e dall'altra l'esercito israeliano. Il conflitto arabo-palestinese sembra non avere fine. Non ci colpiscono più neanche le guerre civili che esistono dalla notte dei tempi. Eppure sono guerre fratricide! In fondo anche noi un tempo eravamo guelfi o ghibellini. In Ruanda ci sono stati massacri tra tutsi ed hutu. Vicino a noi nell'ex-Iugoslavia i serbi hanno compiuto una "pulizia etnica", anche se tutti hanno fatto massacri e sono a vario titolo responsabili. Fino a quando c'era Tito con la sua politica di non allineamento le 6 repubbliche federate erano pacifiche, nonostante le differenze etniche e religiose. Dopo la sua morte iniziarono i problemi. L'esercito federale si mise alle dipendenze dei serbi e da allora ci fu una guerra senza esclusione di colpi: stupri e sterminio di civili. Particolarmente colpiti furono i bosniaci perché più deboli militarmente e musulmani. Anche nell'Irlanda del Nord c'è stata una guerra civile. Basta ricordarsi di Sunday Bloody Sunday degli U2. Da una parte la maggioranza protestante e dall'altra i cattolici dell'Ira. In queste righe ho soltanto voluto ricordare le guerre civili europee, anche se sono accadute anni fa. Per il filosofo Russell l'impulso alla guerra è sempre esistito: dai tempi in cui l'uomo lottava per la sopravvivenza fino ad oggi. In guerra gli psicopatici, i sadici, i necrofili diventano eroi: vengono chiamati patrioti. Le guerre talvolta vengono scatenate per futili motivi e il paradosso è che milioni di uomini combattono poi per la pace. Si pensi alla prima guerra mondiale. Un attentato fu la scintilla, che fece scaturire la guerra. Furono l'uccisione dell'arciduca e di sua moglie, che determinarono una guerra di milioni di morti. Noi italiani abbiamo vinto la prima guerra mondiale, ma è stata una "vittoria mutilata" come la definì D'Annunzio. Non parliamo poi della seconda guerra mondiale. In guerra tutto si capovolge. Lo stesso Stalin disse che un morto è una tragedia e un milione di morti una statistica. Trilussa in una sua poesia scrisse che la guerra è un gran giro di quattrini. Talvolta l'America ad esempio prendeva come scusa la volontà di esportare la democrazia, ma il vero motivo di diverse sue guerre forse era il petrolio. Comunque nonostante l'instabilità di questo mondo il pacifismo e l'antimilitarismo sono aumentati vertiginosamente nella popolazione. Forse il pacifista crede in un'utopia, ma personalmente preferisco credere a un pacifista che a un guerrafondaio realista. Però è tutto inutile se i governanti promuovono la sicurezza dei loro cittadini occidentali e poi fanno accordi con dittatori sanguinari. Ma spesso anche la pace del nostro Paese è pura apparenza. Ci sono sempre tensioni. Siamo sempre in precario equilibrio. Spesso la pace è frutto di giochi sporchi diplomatici che tengono al sicuro l'onesto cittadino. Si pensi soltanto alle mediazioni, agli accordi sottobanco, ai sotterfugi che possono esserci stati nella guerra fredda. Forse nessuno può governare senza sporcarsi la coscienza e senza avere nessuno sulla coscienza. Probabilmente anche i politici occidentali sono colpevoli talvolta di aver appoggiato dittatori o terroristi sanguinari. Forse devono scegliere spesso quale sia il male minore. Fromm in Anatomia della distruttività umana dimostra che le guerre siano aumentate con il progresso. Molti psicoanalisti pensano alla guerra come causata da impulsi distruttivi. Ci sono certamente queste motivazioni, ma per Freud le guerre sono determinate da conflitti tra gruppi e sono sempre pianificate. Freud per quanto fosse il padre della psicanalisi era molto realista a riguardo. La storia forse è solo un alternarsi di vinti e vincitori, che determina sempre violenza e barbarie. Un tempo anche gli oppressi sono stati oppressori. Ma siamo sicuri davvero che è così? E allora gli eschimesi? Ma perché i politici di oggi non vanno ad imparare dagli eschimesi che convivono pacificamente da cinquemila anni? Forse ne avremmo bisogno tutti di imparare dagli eschimesi.

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    Perché la guerra è inutile e incomprensibile

    Ringrazio Libreriamo per aver ospitato questa breve riflessione sulla guerra e sulla sua incapacità di dare risposte nei rapporti tra i popoli. L'unica cosa da auspicarsi, anzi, in cui dovremmo impegnarci concretamente, è una progressiva smilitarizzazione, affinché la guerra diventi solo una voce sul dizionario o un capitolo sui libri di storia, e non la quotidianità per alcuni e la minaccia p... Altro...
    Ringrazio Libreriamo per aver ospitato questa breve riflessione sulla guerra e sulla sua incapacità di dare risposte nei rapporti tra i popoli. L'unica cosa da auspicarsi, anzi, in cui dovremmo impegnarci concretamente, è una progressiva smilitarizzazione, affinché la guerra diventi solo una voce sul dizionario o un capitolo sui libri di storia, e non la quotidianità per alcuni e la minaccia per altri. Puoi leggere l'articolo completo qui: https://libreriamo.it/libri/perche-la-guerra-e-inutile-e-incomprensibile/?fbclid=IwAR0ryyfZuZhIh9fAqD74N3pzLIOfXQQ0KPZ1U8RwGJAxgkvXDqruVbykQRk

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