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Il rock progressico

Se chiedete di Maurizio al nostro amico Salvatore Mazzarella vi dirà che, mentre molti erano fermi alla musica italiana, già alla fine dei “mitici anni ‘60” Maurizio ascoltava “altra musica”, fuori da quella italiana e da alcuni stereotipi britannici e americani. Anzi, appena ascoltammo “Abbey road” e “Electric Ladyland” abbandonò progressivamente la musica italiana (quasi tutta), per ascoltare “altro”. Io e Salvatore facciamo fatica ancora oggi, i Rolling Stones, ci fanno accapponare la pelle.

Per noi tre: per me e Salvatore Beatles e basta ancora oggi, Maurizio non solo Beatles per sempre, ma tutta la musica, quasi tutta degli anni ’60 e ’70 è parte della sua cultura, che, ovviamente, non è solo ascoltare. E ha deciso di scrivere quello che per tanti versi potrebbe essere un saggio, perché gli han detto “come mai uno con la tua passione non ha mai fatto niente con la musica”.

Giuseppe Monti, altro nostro amico, sentendo che Maurizio avrebbe scritto un saggio, ha detto: “Un saggio da uno che non è mai stato saggio? La penna del contrabbasso”.

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