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ZYKLUS (Life On Mars)

Oggi su Marte mi sfiora 

la tempesta,

non c’è che un filo d’erba

a scompigliare nuvole

conchiuse in granati barattoli 

di vetro,

i colori sono pozze di ematite

solchi nel concavo riflesso

di rosa acquamarina…

Cieli di polvere sovrastano

dissepolte lampide,

si schiudono ossidate ali di rupicole,

come viluppo di quarzosi cràspedi

l’eco di luce si raccoglie sui soffitti.

Cos’era la musica 

se non un tonfo sordo,

il tinnulo arpeggio di asteri 

sul giglio di mare…

La vita esplode nel grembo 

della luna sull’orma intatta 

di puntellate valli,

allo Zénith  s’impolvera  lo storno,

la filza di lumache discioglie 

il brivio di aceraie,

l’anello della maglia incartoccia

sulle teste i ninnoli di pietra

prima che affoghi in dogli di titanio

la rena di cellulosa.

Mi parlarono di docili chelonie,

ocracei ciottoli e spati di viandanti,

di gerbere nel raggio 

di lanugiosi palmi,

la diaspora di macine e di armenti.

Era il cinabro pelago un nicchio 

di calille nel cielo che s’infosca 

sul piumaccio, dove sopravvive 

la cocciniglia, e la lantana, 

sotto teche d’eliodoro;

distinguo dalla specola il perno

della ruota, l’ultimo nome inciso

nella secca, si vetrifica il lago

di scarlatti brani dove hai colto

invaiati pummeli, l’avito gesmino

e la catalpa, l’assecchita pieve 

e l’amaranto.

Ricadono i pensieri come forme

di alveari, in silico si foggia 

l’agapanto, il dismentato stazzo, 

smatassati tomboli di romite nebule 

si sperdono in liquate florescenze,

nella rifusa lacrima del Firmamento.

Thea Matera

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Estratto da: Pristine – Il futuro intatto

La legge dell'Amore, di Cristina Vaira