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Mirahv

I bimbi che si guardavano allo specchio, di notte, non dovevano pronunciare quel nome strambo, bizzarro. Lo sapevano tutti, anche gli adulti, che Mirahv non era mai stato un incubo, né una leggenda. 

Miravh era vera come la luna. 

Era stata una bambina sfortunata, un giorno di tanto tempo prima, nell’orfanotrofio di Mirabella, vicino al mare. Nessuno voleva adottarla, nessuno voleva prendersi cura di lei, solo perché aveva le lentiggini e i capelli rossi. Si diceva fosse figlia del peccato, ma Mirahv non lo era.

Mirahv aveva la pelle d’ebano e i sogni conficcati nelle ossa tanto da farsi male, era infatti una bambina problematica ma non per questo meno sensibile o altruista di altre, anzi… era strana sì, ma le piaceva guardare la luna e scrivere versi poetici che la direttrice dell’orfanotrofio puntualmente bruciava nel caminetto, facendo crepitare la carta e facendo piangere la bambina.

Odiava quel posto. 

Odiava tutti coloro che la prendevano in giro, si burlavano di lei soltanto perché era rossa, perchè era timida e riservata e perchè aveva il dono di poter parlare con i defunti. 

Mirahv una notte si guardò allo specchio e si tagliò volenterosa i capelli lunghi, la sua chioma bellissima sparì completamente e quando vide che dietro di lei un’ombra si era insinuata all’interno dello specchio, passando dentro il corpo della stessa Mirahv, lei non ebbe paura ma rimase felice di non essere più sola. 

Quello spirito nuovo, ma allo stesso tempo antico, vagava da secoli per  quell’istituto in cerca di un’anima che potesse ospitarlo, in cerca di un oggetto che potesse riempire il suo vuoto. 

Non era importante che lo specchio fosse realizzato in ottone, anzi forse questo conferiva antichità e maggior mistero, piacendo allo spirito che disse a Mirahv di voler esaudire i suoi tre desideri. 

La bambina credette subito che si trattasse di qualcosa di bello, allora chiese di punire, con le dovute cautele, la signorina Wilson e anche gli altri bambini che la infastidivano. 

Poi chiese di riavere, se possibile, una folta chioma rossastra come prima, e come ultimo desiderio il poter trovare finalmente qualcuno che la volesse così com’era, magari una famiglia, oppure un ragazzo che si innamorasse di lei alla follia.

Lo spettro schioccò le dita ma ciò che accadde successivamente fu tragico e duraturo, e tutt’ora nell’orfanotrofio si avvertono le energie negative di quel luogo spettrale. 

L’anima di quel luogo uscì dallo specchio e uccise tutti i bambini, compresa la signorina Wilson, prendendoli a martellate. Dopodiché fece in modo che Mirahv non avesse mai più i suoi capelli bellissimi ma anzi rimanesse calva e malatuccia fino a quando non morì all’età di ventinove anni, nel fiore della gioventù.

Per ultimo, il ragazzo che trovò la foto di Mirahv dopo diversi anni, dopo la morte della ragazza, se ne innamorò perdutamente ma ovviamente non potè mai coronare il suo sogno poiché la maledizione dello spirito volle che Gregory, proprio quello stesso ragazzo, si uccidesse impiccandosi e non trovasse mai pace, al contrario di Mirahv che andò in un luogo di pace e amore, in un eterno Paradiso, ma senza il suo futuro sposo che bruciò per sempre tra le fiamme ardenti dell’Inferno. 

Mirahv non era cattiva, ma i bambini dell’orfanotrofio di Mirabella, dopo che l’istituto riaprì e loro ne furono contenti ma allo stesso tempo coinvolti a tal punto da sentirsi attratti dallo specchio d’ottone, si tennero ben distanti da quell’immagine stramba dello spirito malvagio che spesso di notte sussurrava il nome di Mirahv, coinvolgendo spesso anche la signorina Wilson. 

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