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La severità del decreto 14ZA

Erano stati ben radunati e stavano in fila uno dietro l’altro. Non erano soldati, erano stati catturati dagli agenti del decreto 14ZA, insomma dai caporali maggiori di Stato dell’Asphix13, per intenderci.

Marciavano silenziosamente, non era vietato solo parlare ma anche frignare, piangere o addirittura decidere di scappare da un momento all’altro. Non erano tutti uomini, c’era anche una donna, ed era ferita ad un braccio.

 Il sangue era già raffermo e incrostato dalla sera prima, quando era stata portata via dalla sua casa a forza, caricata di peso sul Carovan e messa ai lavori forzati. 

Solo perché laggiù, il decreto 14ZA doveva fare effetto, doveva impaurire la gente, doveva sublimare ogni cosa.

Assomigliavano a degli zombie, persone che non avevano più dignità né salute mentale o fisica. Non bevevano dal giorno prima e il caldo avrebbe presto agito sui loro corpi, rendendoli fiacchi e deboli. 

Elsa, l’unica donna tra centocinquanta uomini denigrati dallo Stato Asphix13, si portò una ciocca di capelli davanti al viso, voleva constatare che avesse ancora un briciolo di raziocinio. Voleva capire fin quanto il dolore, nel vedere quei capelli sporchi di terra e tagliati alla rinfusa dai capi maggiori, la potesse salvare in un certo qual senso. Perché in effetti, ciò che non uccide, si dice che fortifichi, no?

La ciocca che un tempo era stata completamente bionda, ora risultava zozza di fango, di melma, di terriccio completamente bagnato. 

Se LORO avessero visto che si era mossa, che la donna stava progettando la fuga, se  anche solo si fossero accorti che stava per starnutire e darsela a gambe levate dopo una mezz’oretta scarsa, avrebbero dato di matto e sparato su tutti gli altri. 

Se uno tentava la fuga, tutti gli altri avrebbero pagato caro il conto di quell’azione sconsiderata. 

Qualcuno ruppe il silenzio, rompendo anche le righe. 

SI trattava di Henry Blossom, proprietario di un’azienda agricola nel Maine. Era stato portato in quel campo due giorni prima, e da allora non aveva visto altro che il sole cocente di quel luogo dimenticato da Dio. Un cattedrale nel deserto, ecco cos’era per Henry quel posto. 

La classica invenzione di un matto che è a piede libero per grazia concessa. 

Henry scalciò involontariamente un sassolino. Era l’unico sasso piccolo che avrebbe potuto vedere, dato che in giro non ce n’era nemmeno uno simile. Si guardò attorno, terrorizzato. Non fiatò nessuno. 

Elsa lo fissò con gli occhi colmi di terrore e improvvisamente il respiro di Henry si bloccò, e poco dopo giacque a terra, morto stecchito.

Bastava anche solo tirare un sasso per puro caso, bastava un respiro di sconcerto o di paura, un rumore sconnesso o altro… ed ecco che la morte giungeva con la sua falce maledetta a strappare ciò che di più caro vi era al mondo; la vita. 

Elsa allora urlò. 

E corse lontano, con i capelli corti e per metà medio lunghi che le penzolavano a fatica sugli occhi verde chiaro.

Quando raggiunse il filo spinato, capì che cosa si nascondeva realmente all’interno del campo e perchè il decreto 14ZA fosse così contorto, malvagio e severo.

-Bentornata a casa, figlia-

Elsa abbracciò quella figura aliena ma allo stesso tempo così tanto familiare, dopodiché, voltatasi indietro per vedere i suoi compagni sofferenti che marciavano in tondo con le mani legate tra loro da delle catene spesse, sorrise, mostrando una dentatura affilata. 

Allora ricordò che cosa le aveva detto suo padre, sempre, quando era ancora una piccola, stravagante aliena in un mondo di uomini cosiddetti normali:- Imparerai quanto sia difficile la vita da adulta, ma vedrai che tuo padre inventerà qualcosa solo per te, per la mia eterna bambina-

Fu così che il decreto 14ZA andò avanti per anni, e millenni e secoli e ancora adesso si vedono degli uomini, che girano ininterrottamente per il campo, stanchi ma obbedienti. 

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