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Disavventure…

Ero al pub che mi stavo bevendo una birra molti anni fa. Vedo una tipa che mi piace. È con un’amica. L’approccio alla meglio peggio. È una tipa che vuole darsi un tono. Mi dice che è di Napoli. Si è laureata in legge a Pisa. Mi racconta che sta festeggiando perché quel giorno è diventata avvocatessa. Mi chiede cosa faccio nella vita. Gli rispondo che ho un piccolo negozio. Io mi complimento con lei. Ma la sua amica mi dice che il gioco è bello finché dura poco e lei non può certo stare a perdere tempo con me che sono un commerciante. Poi continua dicendomi che ormai è una donna in carriera. Finisco la birra e mi allontano. Penso che non è molto facile al mondo d’oggi aprire uno studio e farsi una clientela. Ma rimango in silenzio e faccio un cenno per salutare. Prendo il treno. Vado a Pisa. Me ne sto qualche ora al Gambrinus. Siedo fuori a un tavolino. Vedo passare la gente. È il mio passatempo. Non assumo alcolici. Arrivo a una discoteca nel centro della città.  Non so se nel 2022 è  ancora aperta. È piena. È venerdì sera e gli studenti universitari affollano la pista. Mi metto a parlare con una tipa. Dopo cinque minuti ci mettiamo a ballare. La tengo stretta a me. È davvero una bella ragazza. Tutto sembra andare per il meglio. Poi specifica che lei non è una studentessa qualsiasi fuori sede ma una normalista della classe di lettere. Mi dice che ha voluto illudermi, che si è solo presa gioco di me, che ha già perso troppo tempo con uno sfigato di merda come me, che lei è destinata a un grande futuro perché si sta laureando in una scuola di eccellenza.  Mi dice di andare via altrimenti chiama il suo ragazzo. Mi arrabbio. Gliene dico quattro. Arriva il suo ragazzo per placare gli animi. Ma io sono molto arrabbiato. Ho bevuto tre superalcolici e so bene che anche se mi danno due botte non le sento perché l’alcol alza la soglia del dolore. Arrivano i buttafuori.  Ci dividono pacificamente. Me ne vado deluso e arrabbiato. Certamente la normalista l’ho presa a male parole ma se lo meritava. Poi ero alticcio. Vado verso la stazione. Mi incammino. Guardo piccoli spacciatori, tossicodipendenti,  barboni. Guardo un hotel nella zona che è destinato a chiudere perché non ha clientela a causa del degrado. Penso che in fondo c’è di peggio nella vita delle piccole disavventure che mi sono capitate. La vita in fondo può far male, ma qualche birra può alzare anche la soglia del dolore esistenziale. Questo è quanto. 

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