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Sul ricambio generazionale e altre amenità…

Il ricambio generazionale spesso non avviene per diversi motivi. Possono esserci conflitti tra figli dei soci, tra figli e genitori, tra generi e suoceri (con tutte le varianti edipiche annesse e connesse). Può essere per colpa della bella vita dei figli e della cocaina assunta. Può essere per l’avventatezza e l’incapacità di ascoltare i padri da parte dei figli. Smettiamola però con la sciocca vulgata che i giovani sono dei buoni a nulla perché nella gran parte dei casi sono più preparati dei padri. Talvolta, anzi spesso, c’è anche poco da “ricambiare” (a proposito sempre di ricambio generazionale): molte piccole imprese, almeno nel Centro e nel Sud (nel Nord ci sono più distretti industriali e molto più indotto, l’economia gira di più,  c’è più ricchezza, per cui il singolo imprenditore è più avvantaggiato) sono con l’acqua alla gola, per non dire nella merda fino al collo. Più che di crisi generazionale si tratta di crisi epocale. Alcuni boomer hanno un bel dire sostenendo che alcuni con la quinta elementare hanno fatto strada e sono diventati imprenditori. Non tutti, diciamocelo onestamente,  erano geniali autodidatti come Enzo Ferrari. La maggioranza di questi sono stati dei boomer (cioè hanno vissuto il boom economico) e più che gli artefici ne sono stati gli utenti (nel senso che ne hanno usufruito di quella ricchezza). Hanno approfittato dell’occasione, non avendo niente da perdere.  Quanti senza arte né parte hanno imbullettato due legni e hanno creato un’aziendina perché avevano visto farlo al cugino! Naturalmente questi “geniali” imprenditori avevano una massa di professionisti che li assistevano (ingegneri, commercialisti, avvocati, consulenti). Oggi è più difficile fare impresa, come si suol dire. Per cui niente retorica sui boomer, che tra l’altro sono una generazione che ha fatto un enorme debito pubblico o quantomeno si faceva rappresentare senza alcun problema da chi lo creava. Sono proprio i boomer i primi, che vivendo irresponsabilmente al di sopra delle loro possibilità e non presagendo assolutamente il disastro creato, hanno prodotto la crisi in cui sono immersi i loro figli, a cui in buon parte dei casi nessuno darà le opportunità di fare esperienza e arricchirsi che hanno avuto loro. Non a caso tutti gli economisti da anni e anni ripetono che bisogna accettare che i figli stiano peggio economicamente dei padri.

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