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Volersi bene…

A poco conta ogni “volemose bene” se noi non riusciamo innanzitutto a volerci bene. Ma per volerci bene dovremmo innanzitutto volerci, ovvero desiderare di continuare a stare con noi stessi, mentre alcuni non riescono a sopportarsi. Un proverbio dice che volersi bene non costa nulla. In realtà costa molta fatica. Per volersi bene bisogna accettarsi, accettare anche le parti più sgradite di sé stessi e per farlo bisogna instaurare una relazione profonda col proprio sé. Pascal scriveva che molti problemi del mondo nascono dal fatto che i più non riescono a stare da soli nella loro stanza. Quanti dittatori sono stati tali perché perennemente in lotta con sé stessi? Se ognuno risolvesse i propri problemi interiori  l’umanità e il mondo stesso ne trarrebbero un enorme beneficio. Ma spesso molti non riescono a risolverli perché non hanno l’umiltà di riconoscerli, ovvero non sono in grado di fare il primo passo che è quello dell’ascolto e della conoscenza di sé stessi. L’amor proprio è alla base di tutto, la condizione senza la quale non può esserci alcun legame affettivo. Se non vogliamo bene a noi come possiamo voler bene agli altri, come scrisse Erasmo da Rotterdam? Il rischio sarebbe quello di trascinarli nel nostro vortice di autodistruzione. Come scriveva Rimbaud inoltre il primo altro è proprio il nostro io. Volersi bene?  Facile a dirsi e difficile a farsi perché spesso siamo noi stessi i primi  a punirci,  a sabotarci, a infliggerci delle torture. Le giornate spesso sono complicate, ci sono ricordi che fanno male, ci sentiamo inadeguati,  non sempre le cose e le persone ci fanno stare bene, non sempre possiamo sceglierci le cose e le persone che ci fanno stare bene. Talvolta ci facciamo del male e difficilmente riusciamo a porre un limite, un freno. Eppure se non ci vogliamo noi stessi un poco di bene non è assolutamente detto che gli altri ci vengano incontro: è meglio non sperare in un aiuto perché potremmo andare verso il naufragio. Stare bene con noi stessi è anche il riflesso, la diretta conseguenza di come gli altri ci trattano, delle circostanze in cui ci imbattiamo. Ma al contempo stare bene con sé stessi è il prerequisito fondamentale per stare bene con gli altri. Bisognerebbe non essere egoriferiti e però essere egosintonici, ma l’equilibrio interiore è sempre precario, il combattimento interiore dura per tutta la vita, se si ha lucidità e piena coscienza. Noi stessi talvolta siamo i primi ad avvelenare i nostri pozzi; siamo i primi nemici di noi stessi. Esiste lo stress per tutti, ma bisogna cercare di far fronte, di porre un rimedio, di reagire positivamente,  ovvero quello che in psicologia si chiama coping. È difficile trovare una vita talmente lineare senza dolore, anche se c’è chi è più fortunato e chi meno. È vero che ci sono esistenze in cui tutto sembra filare liscio  come l’olio, delle vite totalmente facili da vivere, ma guardiamo l’altra faccia della medaglia: sono persone che non hanno mai avuto modo di riflettere seriamente su sé stessi. Non sapremo mai veramente chi sono i prescelti da Dio, se sono coloro che non hanno mai  avuto difficoltà o viceversa (ammesso e non concesso che esistano degli eletti). Un dubbio incessante sorge in noi a riguardo: perché Dio da alcuni pretende di più e da altri meno? Ma siamo dei piccoli esseri e non possiamo ambire a capire il volere divino. Le crisi e le sofferenze sono prove di Dio per chi è cristiano e più laicamente sono un’occasione per evolverci e per crescere interiormente, anche se tutto ciò è molto arduo da accettare. Non sapremo mai in questa vita se è Dio o la vita stessa a chiamarci a una prova. Ma come cantava Angelo Branduardi in un brano dedicato al poeta Franco Fortini, di cui era stato allievo: “Non è da tutti catturare la vita.  Non disprezzate chi non ce la fa”. Talvolta alcuni scogli sono insormontabili, alcuni problemi sono insolubili, alcuni drammi sono insuperabili per noi e ci travalicano. Ci sono problemi della vita talvolta più grandi di noi. È molto difficile essere in pace con sé stessi e col mondo: riesce solo di primo acchito alle persone molto giovani e molto superficiali oppure dopo un lungo travaglio a chi ha fatto un grande lavoro su sé stesso, ma già gli antichi greci ritenevano che la consapevolezza aumenta il dolore. Stare bene con sé stessi significa trattarsi bene, a volte senza pensare troppo. È questo l’unico modo per tirare avanti, per evitare guai, anche se i guai e i drammi sono sempre dietro l’angolo. Mai dire con aria di sufficienza che una persona ha dei problemi, che un tale è un individuo problematico: tutti noi, prima o poi, nel corso della vita abbiamo dei problemi e chi pensa di essere senza problemi è solo momentaneamente fortunato o è totalmente inconsapevole di sé stesso e della sua vita. 

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